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Documento originale Gli indigeni e l'evangelizzazione |
Traduzione di Alessandro Ammetto |
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15 Maggio 2007 Gli indigeni e l'evangelizzazione Jorge Svartzman |
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Come popoli indigeni, sebbene credenti, non
possiamo accettare che la Chiesa pretenda di negare le sue
responsabilità nell'annichilazione della nostra identità
e della nostra cultura. [...] Il papa è stato molto arrogante,
e le sue parole non corrispondono alla verità. |
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In Bolivia, Mauricio Arias, Capo Supremo (Apu Mallku, in lingua aymara) del Consiglio Nazionale degli Ayllus e dei Marcas del Qollasuyo(*) (Conamaq), insiste: "La religione cattolica è stata imposta [...], al di sopra delle nostre credenze e della nostra religione". E dalla Colombia, Luis Evelis, capo dell'Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia (Onic) segnala che "come popoli indigeni, sebbene credenti, non possiamo accettare che la Chiesa pretenda di negare le sue responsabilità nell'annichilazione della nostra identità e della nostra cultura". L'affermazione del papa Benedetto XVI sul fatto che la fede cristiana fu accettata senza essere imposta con la spada, è stata controbattuta lunedì dai responsabili politici, religiosi ed indigeni, mentre i vescovi latinamericani cercavano di sdrammatizzarla. "Nel periodo coloniale, la Chiesa non era distinta dallo Stato, era la Croce e la Spada, e quando arrivarono gli europei, i popoli americani subirono un'imposizione militare, culturale e religiosa", ha detto all'agenzia France Presse Marcio Meira, presidente della Fondazione Nazionale Indigena (Funai), un organismo governativo brasiliano. "L'invasione imperiale fu la causa del più grande genocidio dell'America Latina", ha proclamato la ministra venezuelana per i popoli indigeni, Nicia Maldonado, alla televisione statale VTV. "Il papa è stato molto arrogante, e le sue parole non corrispondono alla verità", ha accusato il direttore del Coordinamento delle Organizzazioni Indigene dell'Amazzonia brasiliana (Coiab), Gesinaldo Sateré Mawé. "La storia mostra che l'evangelizzazione fu una strategia di colonizzazione, che decimò interi popoli indigeni", ha aggiunto. "Come popoli indigeni, sebbene credenti, non possiamo accettare che la Chiesa pretenda di negare le sue responsabilità nell'annichilazione della nostra identità e della nostra cultura", ha affermato il direttore dell'Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia (Onic), Luis Evelis Andrade. In Bolivia, Mauricio Arias, Capo Supremo (Apu Mallku, in lingua aymara) del Consiglio Nazionale degli Ayllus e dei Marcas del Qollasuyo (Conamaq), insiste: "La religione cattolica è stata imposta [...], al di sopra delle nostre credenze e della nostra religione". Lo storico Waldir Rampinelli, dell'Università Federale di Santa Caterina (nel sud del Brasile), ha riferito al portale d'informazione G1, del gruppo Globo, che il papa "dovrebbe leggere Bartolomé de las Casas", il sacerdote domenicano spagnolo che nel XVI secolo denunciò le atrocità commesse dai conquistatori dell'America in nome della fede. All'inaugurazione della V assemblea della Conferenza Episcopale Latinamericana (Celam), il papa ha sostenuto che "l'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non ha significato, in nessun momento, un'alienazione delle culture precolombiane, ne fu un'imposizione di una cultura estranea". "Cristo era il Salvatore che (gli indigeni d'America) anelavano silenziosamente", ha affermato Benedetto XVI. Per molti responsabili, questa dichiarazione segna un "arretramento" rispetto alla richiesta di perdono fatta da Giovanni Paolo II per gli eccessi commessi durante la conquista dell'America in nome della fede. Chi nega è invece il vescovo di Mérida (Venezuela), Baltazar Porras: "Non è un arretramento ma tutto il contrario; è un'apertura maggiore perché implica che la fede cattolica nel continente venne instaurata non solo perché imposta ma perché trovò una concordanza dei suoi valori fondamentali con quelli delle comunità ancestrali". Il sacerdote statunitense Jeffrey Kleiber, professore universitario a Lima, ha definito ambigua la frase di Benedetto XVI, poiché "se è certo che la fede venne imposta nel modo che conosciamo, in altri casi si ebbe una persuasione ed una conversione pacifica". Paulo Suess, consigliere teologico del Consiglio Indigenista Missionario (Cimi), spiega che per il teologo Joseph Ratzinger (nome del papa prima di iniziare il suo pontificato) una realtà senza Dio, così come lo conosce il cattolicesimo, è una "realtà troncata", e a questo si riferisce il supposto "anelito silenzioso" degli indigeni per il messaggio cristiano. Questa visione "è stata superata dall'antropologia, dalla storia e dalle scienze sociali e non corrisponde in nulla alla nostra propria posizione", basata su una "preoccupazione per la sopravvivenza dei popoli indigeni e sul riconoscimento dell'altro" ha detto Suess all'agenzia France Presse. Nel suo discorso Benedetto XVI ha anche criticato la persistenza dei culti procolombiani nel continente. Per Cecilia Domevi, teologa che partecipa come consigliera per le questioni indigene all'assemblea della Celam, l'arrivo del cristianesimo in America "senza dubbio portò aspetti positivi, però dobbiamo chiedere molto perdono e cercare di riparare ai danni causati, aprendo un dialogo più profondo [...] con lo Sciamanesimo, l'Animismo e le culture che valorizzano i culti passati". La teologa ha anche lamentato il fatto che il Papa non abbia menzionato la situazione degli africani portati a forza in America per lavorare come schiavi.
(*) Gli Ayllus e Marcas
sono delle forme di governo andine.
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