Documento originale   Afghanistan: a Tale of never ending Tragedy

Traduzione di Christiane Rost

 

 

 

 

19 Luglio 2007
Global Research

Afganistan: una tragedia senza fine
Cosa è successo in Afganistan nei cinque anni dall'invasione americana?

John Ryan


 

 


Gran parte dell’Afganistan è ora in uno stato di caos e di guerra civile. Non c’e niente in questo paese che potrebbe essere chiamato ‘peace-keeping’.



Sta per compiersi il quinto anno da quando il governo dei talebani in Afganistan è stato deposto dai bombardamenti americani e dalla rioccupazione del paese da parte dei mujahidin, i cosiddetti "signori della guerra" locali, insieme alle truppe americane. Che cosa è successo in questi cinque anni?

In verità ci sono pochi segnali di reale cambiamento e sotto molti aspetti la situazione è peggiorata. Oltre a qualche miglioramento a Kabul, poco è stato fatto per ricostruire le infrastrutture del paese, che sono state quasi complettamente distrutte nei vent’anni di guerra. Circa la metà della popolazione è disoccupata. Quasi tutti i contadini lottano per la sopravivenza e qualcuno ricorre alla coltivazione del papavero da oppio e per la produzione dell’eroina, che vengono lavorati ed esportati all'estero dai signori della guerra e dai loro agenti – con poche interferenze da parte delle forze USA, dell’esercito o della polizia afgana che invece, di tanto in tanto, minacciano i contadini. L'Afganistan produce attualmente circa il 90 per cento dell’oppio di tutto il mondo. Parte di esso viene distribuito da albanesi del Kosovo – un altro Stato “liberato” dagli a americani. Più di metà del PIL in entrambe le aree proviene dall’oppio e dall'eroina. Così gli americani hanno prodotto due narco-stati in piena regola, tutti e due sotto la loro protezione.

Appena il regime talebano è stato rimosso, molte donne Afgane anno festeggiato buttando via i loro burqa – ora solo qualche anima coraggiosa a Kabul osa farsi vedere senza burqa. La Sharia, con solo qualche lieve cambiamento, è ancora in vigore. Sotto i temuti talebani, almeno alcune strade e villaggi erano sicuri, sia per gli Afgani che per gli stranieri, mentre ora l’assenza della legge, la paura e il caos della metà degli anni '90 sono tornati. Che cosa sta succedendo qui?

In realtà le condizioni attuali non rappresentano affatto una sorpresa, giacché il nuovo governo e i suoi funzionari, benché presumibilmente eletti, è formato nella stragrande maggioranza da vecchi mujahidin, molti dei quali accusati di aver orchestrato massacri, torture, stupri di massa e altri crimini di guerra. Un rapporto dell'ONU di 220 pagine, del quale il Guardian(1) ha recentemente ottenuto una copia, descrive nei particolari le atrocità commesse e fa i nomi di molte persone, attualmente in carica, che sono state coinvolte. Il rapporto, non ancora pubblicato, è stato archiviato misteriosamente nel gennaio del 2005. Si può pensare che in questo caso l'ONU, forse sotto pressione degli USA, sta cercando di nascondere la natura disonorevole del governo Karzai? La maggioranza del popolo Afgano deve aver ben presente la situazione, quindi non può sorprendere che il governo sopravviva soprattutto grazie alla guardia pretoriana degli Stati Uniti. Se il governo vuole guadagnarsi il rispetto del popolo Afgano, è importante che questo rapporto venga pubblicato e vengano presi provvedimenti. Gli individui accusati dei crimini dovrebbero, se possibile, essere giudicati, o almeno rimossi dagli incarichi ufficiali.

Si deve ricordare che i mujahidin inizialmente sono stati una creatura dalla CIA per combattere l’Unione Sovietica. In seguito sono stati sconfitti dai talebani e sono stati confinati a Nord, su circa il 10% del territorio del paese. Ma nel 2001 sono stati reclutati dagli USA come alleati e rinominati “the Northern Alliance”, così sono tornati, sulla scia dei bombardamenti americani, per impadronirsi del paese. Ma questa gente è fondamentalmente uguale ai talebani, solo un’altra versione.

Questi nuovi “alleati” che hanno aiutato a sbaragliare i talebani sono le stesse forze che hanno messo in rotta l’esercito sovietico negli anni ’80. E sono anche le forze che, dopo la disfatta del governo marxista Afgano nel 1992, hanno lanciato una campagna di rapine e saccheggi, e di torture e uccisioni dei sostenitori del governo, e che poi hanno rivolto le armi gli uni contro gli altri. Nella successiva guerra fraticidia, durata quattro anni, sono stati uccise più di 50.000 persone e Kabul è stata ridotta alle rovine di una Stalingrado – ed è ancora ampiamente in queste condizioni.

Fu per contrastare queste continue lotte tra i mujahidin e l’illegalità imperante che nel 1994 apparvero i talebani. Erano una creazione "madrasa", le scuole religiose del Pakistan, ed il loro avvento fu appoggiato dagli USA. Per disperazione, il popolo Afgano li ha sostenuti, nella speranza di una qualche forma di stabilità, ma una volta al potere i talebani hanno portato un regno di terrore islamico, specialmente contro le donne. Hanno instaurato una versione ultra-settaria dell'Islam, strettamente legata al Wahhabismo, il credo prevalente in Arabia Saudita. E ora, a causa di una beffa del destino, sono tornati – una tragedia che segue l’altra – e per quasi tutti gli Afgani rappresentano solo un cambio di diavoli.

Per una serie di eventi, comprese le elezioni, Hamid Karzai, che presumibilmente è un ex consulente della Unocal Oil(2), è il presidente. Tuttavia, se gli americani dovessero lasciare il paese, lui e il suo governo non durerebbero un giorno. Zalmay Khalilzad, altro ex-consulente della Unocal Oil e inizialmente inviato degli Stati Uniti in Afganistan (ora ambasciatore USA in Iraq), propugnò tra le sue prime azioni la firma di un accordo dettagliato tra Afganistan, Pakistan e Turkmenistan per la costruzione di un gasdotto multi-miliardario per il trasporto del gas naturale, il 30 maggio 2002. Questa è sempre stata una priorità assoluta del governo statunitense ed è probabile che sia stato un fattore determinante della loro presa del potere nel paese. Comunque, a causa dell’anarchia continua, i lavori al gasdotto non sono mai cominciati.

Quello che trovo sorprendente - e che i media occidentali non menzionano mai - è che per un breve periodo l’Afganistan ha avuto un governo progressista laico, con un ampio sostegno popolare, che ha promulgato riforme progressiste e ha dato la parità di diritti alle donne. Era l'avviamento di un processo che avrebbe portato il paese nel ventesimo secolo e, come ha notato il politologo Fred Halliday nel maggio 1979, “probabilmente nelle campagne è cambiato più durante l’ultimo anno che non nei due secoli precedenti, da quando era stato fondato lo Stato”(4). Sarebbe oggi il tipo di governo al quale probabilmente gran parte delle persone in Afganistan e in Occidente darebbero il benvenuto. Cosa è successo a quel governo? Molto prima che l’Unione Sovietica apparisse in scena, esso è stato insidiato dalla CIA per mezzo dei mujahidin, scatenando una serie di eventi tragici, che distruggevano il paese e – per ironia della Storia – portavano al disastro dell’11 settembre negli Stati Uniti e all’attuale caos e alla tragedia dell'Afganistan.

Ho avuto la sorte di trovarmi in Afganistan nel novembre 1978, sei mesi dopo la presa del potere da parte di questo governo progressista. Viaggiavo da Peshawar attraversando il passo Khyber verso Kabul, dove ho passato qualche settimana in città e nelle zone rurali circostanti. Durante un anno sabbatico come professore dell’Università di Winnipeg, sono stato in Asia per quasi un anno per un progetto di ricerca sull’agricultura, conducendo ricerche con studi documentari su fattorie – 70 ricerce in 12 paesi – cominciando in Giappone e terminando con 4 fattorie in Afganistan.

Benché il governo avesse preso il potere durante una rivoluzione, sorprendentemente era un periodo pacifico e ho goduto della completa collaborazione da parte delle autorità governative e della Facoltà d’agricoltura dell’Università di Kabul. Mentre stavo lì, il preside e un buon numero di professori mi hanno sulla storia dell’Afganistan, delle sue condizioni economiche e dei motivi della rivoluzione.

Secondo il preside e i professori, negli annit ’70 la maggioranza degli Afgani erano contadini, ma il sistema di proprietà terriera non era cambiato dai tempi feudali. Più di tre quarti dei terreni era in possesso di proprietari terrieri che rappresentavano appena il 3% della popolazione rurale. Gran parte dei senza terra lavoravano come mezzadri. I proprietari si impadronivano di 2/3 della raccolta nelle zone meno fertili e in quelle più fertili dei 4/5. In ogni caso al mezzadro rimaneva grano appena sufficiente per sfamare, più o meno, la sua famiglia(5). In parte anche a causa di queste terribili condizioni rurali, il re fu deposto nel 1973, ma nessuna riforma agraria fu avviata e il nuovo governo era autocratico, corrotto e impopolare. Il 27 aprile 1978, durante un’ampia manifestazione davanti al palazzo presidenziale, arrivò l’esercito Afgano per sostenere la gente e dopo una breve battaglia contro le guardie presidenzali, il governo venne deposto. I militari liberarono in seguito i leader marxisti e invitarono il loro partito a formare il nuovo governo, sotto la direzione di Noor Mohammad Taraki, un professore universitario, scrittore e poeta. L’esercito appoggiava i marxisti perché erano gli unici che avessero un programma di riforma agraria e di riforme progressiste in ambito sociale ed economico.

Così andarono al governo i marxisti – fu un avvento del tutto indigeno – nemmeno la CIA accusò l’Unione sovietica per questo. In fatti, i sovietici furono altrettanto sorpresi da quanto stava succedendo. Il governo cominciò ad apportare le riforme di cui c’era così forte bisogno. Alcune erano controverse, ma la maggior parte godevano di un ampio sostegno popolare. Esse portarono alla separazione tra chiesa e stato, alla legalizzazione dei sindacati, la sanità e l’educazione diventarono priorità, alle donne fu data la parità di diritti e le ragazze furono mandate a scuola. I matrimoni fra bambini e i pagamenti di doti feudali furono proibiti. Il 1° settembre 1978 fu decisa la cancellazione di tutti i debiti dei contadini – in passato i proprietari di terre e gli usurai avevano chiesto fino al 24% di interessi. Venne sviluppato un programma per una grande riforma agraria, che prevedeva che tutti i contadini (compresi i proprietari terrieri) avrebbere ottenuto parti uguali di terreno.(6)

Tramite l’Università di Kabul, conducevo la mia ricerca con l’assistenza di un professore d’agricoltura. Ho passato più di una settimana in campagna ed ho parlato con tanti contadini. I contadini coltivavano e allevavano una grande varietà di piante e animali e l’Afganistan era fondamentalmente autosufficiente nella produzione alimentare. A differenza che nel Pakistan del Nordovest, in Afganistan non ho visto nessuna piantagione di papaveri – infatti l'Afganistan esportava uva secca, la produzione dei papaveri da oppio è stata introdotta in Afganistan dai mujahidin, con l'appoggio della CIA, allo scopo di contribuire al finanziamento della loro offensiva contro il governo, e in seguito i papaveri hanno continuato ad essere coltivati.(7)

Per il fatto che i contadini avevano da aspettarsi tanto delle riforme, gran parte di loro erano estremamente contenti del nuovo governo. Ho sentito tristi storie su come i contadini avevano perso i loro terreni per l’impossibilità di pagare i loro debiti. In questo modo quasi metà dei contadini del paese finivano col perdere le loro case, che entravano in possesso dei proprietari terrieri. Per di più, molte di queste persone avevano debiti ereditati dai padri e dai nonni e non si aspettavano che sarebbero mai stati in grado di rifonderli. Tanti di loro mi raccontavano che la legge che aboliva questi debiti sembrava loro come un regalo del Cielo. Più tardi, in discussioni con i commercianti a Kabul, ho scoperto che anche loro erano contenti. Uno di loro mi diceva che non capiva molto bene come i capi del governo potevano essere marxisti e musulmani, però non si intromettevano nella loro religione(8) e siccome ora i contadini avevano soldi, anche la loro attività commerciale cresceva e quindi non avevano di che lamentarsi. Da quello che potevo vedere io, la vita era tranquilla e si vedevano poca polizia e pochi soldati. Le donne erano libere di vestirsi come volevano. Ho in mente una sequenza di immagini di fronte ad una fermata dell'autobus, nella quale c'è una donna in burqa, un'altra, con un vestito di stile occidentale e un portadocumenti sotto il braccio, un uomo con un abito da uomo d’affari, un altro in jeans, uno in vestiti tradizionali e con il tipico turbante Afgano. Scene così cosmopolite erano abbastanza tipiche.

Senza dubbio sembrava un governo veramente popolare e la gente sembrava guardare al futuro. Evidentemente il tema dei diritti delle donne e dell’educazione femminile era controverso e i mullah (i rappresentanti religiosi) fondamentalisti conducevano compagne contro essi. Per di più, tanti dei 250.000 mullah erano proprietari terrieri e si opponevano veementemente alla riforma agraria. Nelle moschee esortarono i contadini ad opporsi ai piani del governo perché, dicevano, solo Allah poteva garantire loro la terra(9). Erano soprattutto loro e i loro seguaci, insieme ad altri proprietari terrieri e agli usurai, che emigravano in Pakistan come cosiddetti "profughi". Erano loro le persone che si opponevano non solo alla riforma agraria, ma anche a tutte le altre riforme sociali ed economiche. Però esisteva un altro oppositore molto più potente: erano gli Stati Uniti, che erano contrari a questo governo perché era un cosìddetto governo marxista. Al principio ufficiosamente, ufficialmente solo dopo il 3 luglio 1979 con l’autorizzazione del presidente Carter, la CIA, insieme al Pakistan e all'Arabia Saudita, cominciò a fornire aiuto militare e addestramento agli estremisti musulmani, che diventarono famosi come mujahidin e “freedom fighters” (combattenti per la libertà). Infatti, Ronald Reagan dichiarò che essi erano “l'equivalente morale dei padri fondatori dell’America”.

La seconda fase della strategia controrivoluzionaria statunitense coinvolse un uomo chiamato Haizullah Amin. Pare che fosse stato reclutato dalla CIA durante gli anni ’60, mentre studiava alla Stanford University, oppure durante le sue visite successive negli Stati Uniti. Una volta rientrato in Afganistan, si presentò come un marxisa intransigente. Grazie a lui, la CIA si infiltrò nel governo di Taraki. Questo non è mai stato ufficialmente riconosciuto, ma ci sono evidenze sostanziali che avvalorano questo punto di vista.(11) A prescindere dai documenti su questa faccenda, le sue azioni mentre era in carica riflettono esattamente quello che ci si aspetterebbe che faccia un agente della CIA. In modo intelligente, ascese fino ai vertici del governo – prima diventando ministro della difesa e poi primo ministro. Nel settembre 1979 orchestrò un colpo di stato, assunse il potere, fece assassinare Taraki e tutti i sostenitori di Taraki furono uccisi, imprigionati o esiliati.

Amin continuò poi a indebolire e screditare il governo marxista. Mise in atto leggi draconiane contro il clero musulmano, deliberatamente e per allontanarlo sempre di più. Interruppe le riforme progressiste e migliaia di persone furono imprigionate. Alti ufficiali militari furono degradati, incarcerati o uccissi e così facendo indebolì l’esercito afgano. Nel frattempo i mujahidin, addestrati e armati dalla CIA, entravano a migliaia per attaccare parte del paese, specialmente per distruggere ospedali e scuole e per assassinare insegnanti. Insegnanti di classi femminili furono ammazzati e qualche volta sbudellati alla presenza delle bambine. Nel giro di tre mesi, con l'azione combinata dei mujahidin e delle politiche controproducenti di Amin, il governo fu quasi distrutto. Ci sono le prove del fatto che Amin, durante questo periodo, ebbe numerose riunioni con l'inaricato d'affari americano e altri ufficiali USA.(12) Inoltre mandava emissari a tenere riunioni segrete con il massimo leader dei mujahidin in Pakistan, Gulbuddin Hekmatyar.(13) Evidentemente Amin aveva preparato altri piani per realizzare un successivo colpo di stato, eliminando tutti gli elementi progressisti del governo e poi riunendosi con i mujahidin – per formare uno stato Islamico fondamentalista, con se stesso come presidente e Hekmatyar come primo ministo.(14) Ma alla fine del dicembre 1979 Amin fu rovesciato e ucciso, o da un reggimento dell’esercito afgano (dove c'erano ancora sostenitori di Taraki) o da soldati sovietici – accertare la verità è ancora difficile. La versione comunemente accettata è che sono stati i sovietici, ma l' URSS lo ha sempre negato. Fatto sta che alcune truppe Sovietiche si installarono in Afganistan già dall' 8 dicembre, su invito del governo Afgano.(15) Tutta questa fase è stata offuscata dalla politica della guerra fredda e rimane una faccenda oscura. Dopo la caduta di Amin, ci fu una grande gioia e circa 10.000 prigonieri politici furono liberati e quando Babrak Karmal diventò presidente (dopo essere stato in esilio in Cecoslovacchia) avrebbe potuto essere celebrato come un eroe, se fosse errivato al potere da solo. Quello che rese amara la situazione fu l’immediato ingresso delle truppe sovietiche – o di loro stessa iniziativa, o dopo un invito ufficiale in base al trattato afgano-sovietico del 1978. Il loro scopo era di cacciare fuori le migliaia di bene armati mujahidin invasori, molti dei quali erano mercenari stranieri. Quello che non è molto noto è che gli USA, tramite la CIA, erano attivamente coinvolti negli affari dell'Afganistan già da almeno un anno e fu in consequenza di questo che i sovietici entrarono in scena.

L’avvento delle truppe sovietiche sulla terra afgana metteva tragicamente le basi per la distruzione del paese. Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale (National Security Advisor) del presidente Carter, si vantò in seguito di aver convinto Carter ad autorizzare la CIA a ordire una trappola per l’orso russo e fargli assaporare una guerra di tipo vietnamita.(16) Brzezinski la vedeva come un'opportunità d’oro per riattizzare l’ardore dei fanatici musulmani più reazionari inducendoli a dichiarare una jihad (guerra santa) contro gli atei infedeli che profanavano la sacra terra afgana – e non solo per espellerli ma per andare oltre, “liberando” le aree sovietiche a maggioranza musulmana. Nei successivi 10 anni, con spese di miliardi di dollari provenienti dagli USA e dall'Arabia Saudita e con la l'arruolamento nella jihad di migliaia di musulmani non afgani (incluso Osama bin Laden), questo esercito di fanatici religiosi avrebbe distrutto la terra e il popolo Afgano.

L’esperto di Asia Centrale Ahmed Rashid scrive: “Con l’incoraggiamento attivo (una classica minimizzazione!) della CIA e dell’ISI (Inter Services Intelligence) del Pakistan, che volevano far diventare la jihad afgana una guerra globale, condotta da tutti gli Stati musulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35.000 musulmani radicali, provenienti da 40 paesi islamici, parteciparono alle lotte in Afganistan fra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia in più andarono a studiare nelle "madrasa" pakistane. Alla fine più di 100.000 musulmani radicali stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad Afgana”(17) La CIA segretamente addestrava e sponsorizzava questi guerriglieri. Si deve tenere presente che il popolo afgano non aveva una storia di fondamentalismo religioso. Per poter creare la jihad nei termini in cui la voleva la CIA c’era bisogno di reclutare estremisti arabi, egiziani e pakistani, quindi il fondamentalismo che emergeva in Afganistan era una costruzione della CIA. Benchè Ronald Reagan si sia riferito ai mujahidin come “freedom fighters”, essi hanno commesso atrocità orrende e sono stati terroristi di prim'ordine.(18)

I sovietici persero il loro Vietnam e ritirarono le truppe nel febbraio del 1989, ma la guerra continuò. In qualche modo si pensa generalmente che il governo afgano marxista abbia collassato appena i sovietici lasciarono il paese, ma questo non è vero. Vedendo la brutalità dei mujahidin, una grande parte della popolazione afgana, specialmente le donne, sostennero il governo moderato di Najibullah e senza un solo soldato sovietico sul loro territorio, continuarono a lottare per altri tre anni. Di fatto, il loro governo sopravivveva all’URSS stessa, che collassava nel dicembre 1991. In realtà, in questo periodo critico, il fattore cruciale che indebolì il governo afgano fu il tradimento degli americani e dei sovietici. Quando i sovietici ritirarono le loro truppe, fu con l’intesa che entrambi, URSS e USA, avrebbero interrotto i loro aiuti militari ed economici all’Afganistan. I sovietici onorarono questo accordo, accorgendosi però che USA, Pakistan e Arabia Saudita continuavono ad appoggiare i mujahidin. E’ ragionevolmente certo che, se dopo il 1988 i sovietici, per un senso di lealtà e giustizia, avessero fornito un minimo di aiuto militare ed economico, il governo avrebbe potuto resistere agli attachi dei mujahidin.(19) Così come stavano le cose, per via dell’illimitata fornitura americana ai mujahidin di armi superiori e senza alcuna assistenza economica, alla fine il governo marxista fu sconfitto nell'aprile del 1992. I mujahidin vincenti, che attualmente formano la maggior parte del governo afgano, prima di tutto uccisero i membri del precedente governo laico e migliaia di persone con idee progressiste. Poi, per i successivi quattro anni, lottarono tra loro, condussero campagne di saccheggi e rapine, finché non furono messi di rotta dai talebani, che conquistarono Kabul nel settembre del 1996.

Durante gli anni di guerra Kabul fu completamente distrutta, come quasi tutte le altre città – con danni maggiori dopo la sconfitta dei marxisti, durante il micidiale conflitto fraticida. I talebani che “liberarono” il paese dai mujahidin, instaurarono un feroce regime reazionario. I proprietari di terra erano tornati immediatamente dopo la vittoria dei mujahidin e quando i talebani assunsero il potere, dichiararono una guerra virtuale alle donne, che in realtà non aveva fondamento nella legge islamica. Migliaia di donne furono licenziate dai loro posti d’insegnanti, medici e lavori di tutti tipi. Non era loro permesso di esercitare nessuna professione né di avere contatti con i medici (se non in presenza di un parente di sesso maschile). Alle ragazze veniva proibito di andare a scuola. Il terrore, in tutte le sue forme, diventò il fondamento del regime – un regime di musulmani fascisti, ma ampiamente mantenuto al potere dal Pakistan. Nonostante le sue atrocità, questo regime ebbe inizialmente l’appoggio dell’amministrazione Clinton perché si credeva che i talebani portassero la “stabilità” che avrebbe permesso la costruzione di oleodotti e gasdotti nel paese. Per di più, l’attuale amministrazione Bush fornì all'Afganistan aiuti per 124 milioni di dollari e continuò a parlare del progetto fino al fatale 11 settembre.(20)

Quindi a chi dare la colpa della tragedia afgana? Ovviamente ad entrambi, USA e URSS. Che stupidità da parte dei sovietici mandare le loro truppe per salvare un governo marxista attaccato da bande di fanatici religiosi. La loro pura e semplice presenza sul territorio afgano intensificò la determinazione americana e il fanatismo dei mujahidin. Se i sovietici avessero semplicemente fornito armi al governo marxista afgano, questo avrebbe potuto sopravvivere ai “barbari davanti le porte”, perché il popolo afgano non era fanatico e aveva sostenuto le riforme progressiste del governo. E anche se avessero perso contro i mujahidin, col tempo avrebbero probabilmente prevalso e rimesso al potere un governo laico progressista. Dopo tutto avevano installato l'iniziale governo marxista del 1978 esclusivamente di loro propria iniziativa. La guerra continua e la totale distruzione del paese permisero ai talebani di imporre alla popolazione un regime di tipo nazista, lasciando che il popolo afgano si sentisse sconfitto…e senza speranza.

Ma se sono colpevoli i sovietici, allora gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita e Pakistan? I progressi economici e sociali che il governo di Taraki aveva iniziato – e che hanno anche permesso l’ingresso delle donne e delle ragazze nel ventesimo secolo – furono contrastati e oltraggiati dagli USA, perché quello era un cosiddetto governo marxista. La “paranoia comunista” degli Stati Uniti e la loro politica volta a compromettere l'URSS arrivò fino al punto di sostenere e reclutare i più reazionari fanatici religiosi del mondo – e li usarono come esercito delegato alla lotta contro il comunismo e l'URSS – nel corso della quale sono stati distrutti l’Afganistan e il suo popolo.

Per quanto riguarda i mujahidin, che portarono a questo conflitto, essi hanno sviluppato una loro vita propria e si sono diffusi nel mondo musulmano essendo presenti in cellule ormai apparentemente dappertutto. Circa 5.000 di loro furono portati in Bosnia per lottare contro i Serbi – perfino Osama bin Laden probabilmente fu in visita dal presidene Bosniaco Izetbogovic, nel 1992.(21) I mujahidin, in seguito, continuarono ad aiutare gli Albanesi del Kosovo. L’aspetto più rilevante, tuttavia, è che dopo aver sconfitto quello che chiamavano l’imperialismo sovietico, si sono ora rivolti verso quello che percepiscono come l’imperialismo americano, specialmente a causa dell’appoggio degli Stati Uniti a Israele, a spese dei Palestinesi, e degli attacchi a territori musulmani.

Per decenni gli Stati Uniti si sono intromessi negli affari di innumerevoli paesi nel mondo – l'Afganistan è solo un caso fra i tanti. E per tutto questo tempo i responsabili della politica estera degli Stati Uniti hanno creduto di poter agire senza nessuna conseguenza per il loro paese e il loro popolo. Loro erano il super-potere e si sentivano invulnerabili.

Ma ora, ironicamente, una loro propria creazione si è rivoltata contro loro stessi – nonostante l’immenso potere tecnologico, economico e militare americano. Queste forze hanno provato che gli Stati Uniti sono vulnerabili. Pertanto le decisioni di politica estera hanno conseguenze, ma malgrado tutto ciò che è accaduto questa evidenza non è ancora stata percepita.

Se vogliamo imparare qualcosa dalla tragedia afgana, è importante capire che se gli americani avessero lasciato in pace il governo marxista di Taraki, non ci sarebbe stato un esercito di mujahidin e nessun intervento sovietico. Nessuna guerra avrebbe distrutto l’Afganistan, nessun Osama bin Laden sarebbe apparso e negli USA non ci sarebbe stata la tragedia dell'11 settembre.

E gli eventi dopo l’11 settembre 2001? Dopo il trauma dell’attacco, quale avrebbe dovuto essere la risposta razionale? Chiaramente è stato un atto criminale, ma non è stata una dichiarazione di guerra da parte di qualche governo straniero. Se gli Stati Uniti avessero avuto una prova che collegasse Osama bin Laden o qualcun altro agli eventi, avrebbero dovuto compiere i passi necessari per portare quelle persone davanti alla Corte Internazionale dei Crimini di Guerra, perché fossero processati come criminali. In realtà, gli Stati Uniti chiesero immediatemente al governo talebano di consegnare Osama bin Laden. In risposta i talebani offrirono di mandarlo a un tribunale internazionale, solo però dopo aver visto le prove del suo coinvolgimento nei fatti dell'11/9.(22) Gli Stati Uniti rifiutarono di fornirle. I veri motivi sono venuti a galla solo recentemente in un articolo che cita Rex Tomb, capo della Investigative Publicity del FBI, con una sorprendente dichiarazione in base alla quale “…l'FBI non aveva evidenze concrete che collegassero bin Laden all'11/9.”(23) Allora perché questa guerra in Afganistan, se cinque anni dopo gli Stati Uniti ancora non hanno prove sostanziali del coinvolgimento di bin Laden nell'11/9? E’ una rivelazione sorprendente, ma i mass-media non hanno ancora ripreso la questione.

E’ venuto fuori dopo, che l'11/9 era nato in Germania e che era impossibile che il governo dei talebani potesse saperne qualcosa. Per di più il 17 settembre bin Laden aveva rilasciato una dichiarazione a al-Jazeera negando con enfasi di essere coinvolto in qualsiasi modo nell’attacco.(24) Non avendo prove a sufficienza per incriminare bin Laden per l'11/9, e così poter affrontare i talebani in modo adeguato, sembra che gli Stati Uniti si siano basati su discorsi roboanti ma vuoti per invadere l’Afganistan e “snidarlo col fumo dalla sua tana”. Poi, il 13 dicembre 2001, il Pentagono pubblicò una supposta videocassetta di Osama bin Laden, incoerente e buia, con un suono di pessima qualità, nella quale egli ammette allegramente il suo coinvolgimento nell'11/9.(25) il Il Pentagono dichiarò di aver “trovato” questa cassetta, così fortemente incriminante e significativa, quasi miracolosamente e senza alcuna spiegazione in una casa privata a Jalalabad. L’autenticità di questa cassetta è stata messa in dubbio immediatamente, ma la sua falsità è stata confermata solo quando una cassetta di bin Laden, indubbiamente originale, è apparsa il 27 dicembre, mostrando il noto uomo snello, alto, smunto – con lineamenti facilmente identificabili.(26) In essa, commentando l’invasione americana e altre faccende, bin Laden nega il proprio coinvolgimento nel 9/11. E’ ovvio che l'FBI respinge l’autenticità delle “confessioni” del 13 dicembre, così come quelle di altre videocassette e di altro materiale, visto che gli americani ammettono, sebbene solo troppo tardi, che non c’è nessuna prova concreta per procedere con un’incriminazione contro Osama bin Laden per l'11/9.

Non avendo nessuna prova contro bin Laden, gli USA non presentarono il caso alle Nazione Unite, così come non chiesero al Consiglio di Sicurezza delle NU di autorizzarli a una guerra contro l’Afganistan – nessuna risoluzione del genere sarebbe stata approvata. In ogni caso, non avere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza non ha impedito agli Stati Uniti né di bombardare la Jugoslavia nel 1999, né, sicuramente, di attaccare l’Iraq nel 2003. Dopo l'11/9, quello che volevano gli Stati Uniti era vendetta e anche se una guerra contro l’Afganistan era illegale, andarono avanti. Se la guerra era illegale, lo è sicuramente anche l’attuale occupazione.

Una volta cominciata la guerra, l’opinione intellettuale di tutte le rappresentanze politiche degli USA e del Regno Unito, assicurarono all’opinione pubblica che soltanto estremisti radicali potevano avere dubbi “che questa fosse una guerra fondamentalmente giusta!”.(27) Chi disapprovava veniva ignorato, inclusi gli afgani anti-talebani in Europa, negli Stati Uniti e in Afganistan. In rara unanimità tutti questi gruppi afgani supplicavarono il governo USA di non bombardare o invadere il paese. Dopo l’inizio dei bombardamenti, una grande delegazione di afgani anti-talebani, esiliati o ancora in Afganistan, si riunì a Peshawar. Noam Chomsky cita il New York Times che informa che questa fu “una rara manifestazione d’unità fra capi tribali, dotti islamici, politici dissidenti (fractious, ndT) e vecchi comandanti della guerriglia”(28) Con voce unanime “raccomandavano agli Stati Uniti di mettere fine ai loro bombardamenti aerei…e al bombardamento di gente innocente” e chiedevano agli Stati Uniti di ricorrere ad altre misure per rovesciare i talebani.(29) Facevano notare che i talebani che erano al potere nel paese erano un piccolo gruppo chiuso e senza assistenza constante da parte del Pakistan e dell'Arabia Saudita il comando centrale si sarebbe indebolito – e una volta perso il sostegno, il regime avrebbe potuto essere rovesciato. Infine, se gli americani avessero desiderato un cambio di regime, il popolo afgano stesso era perfettamente preparato a farlo. Tutto quello che gli americani avrebbero dovuto fare era di fare pressione su Pakistan e Arabia Saudita per fermare il loro sostegno ai talebani. Questa proposta alternativa avrebbe evitato lo spargimento di sangue e l’ulteriore distruzione del paese, ma venne completamente ignorata – sia dal governo USA sia dagli obbedienti mass-media occidentali. L’essenziale per gli americani era di avere una scusa per una guerra – fregandosene degli interessi del popolo afgano.

Migliaia di afgani sono stati uccisi nell’assalto degli americani al loro paese – tutti essendo altrettanto innocenti delle persone di New York – la differenza sta nel fatto che anche dopo cinque anni gli afgani continuano ad essere uccisi. Dopo il collasso del governo dei talebani, le Nazioni Uniti sono state coinvolte nel rimettere insieme i pezzi. Gli Stati Uniti hanno costretto la NATO a partecipare, ma non vedendo una fine del caos che hanno creato, lasciano ora che la NATO si prenda cura di questo settore del loro impero. Agli americani non importa niente del popolo afgano – quello che vogliono è il controllo di quell’area per poterci costruire un giorno oleodotti e gasdotti – questo è ciò che conta per loro.

Ma la tragedia non finisce qui. Grazie alle loro azioni, gli americani hanno creato un disastro culturale per gli afgaani. La maggioranza degli afgani aderiscono a un Islam conservatore in un contesto sociale quasi tribale, feudale, però non sono mai stati estremisti. I loro governi sono sempre stati essenzialmente laici, specialmente il governo di Taraki. Era lui che tentava di introdurre i cambiamenti sociali ed economici e la riforma agraria, per cui cui i mullah, essendo i maggiori proprietari terrieri, erano infastiti e si opponevano ad ogni tipo di cambiamento. La CIA ha poi importato gli estremisti fanatici dal Medio Oriente e insieme agli estremisti pakistani, sono stati creati i mujahidin. I Pakistani, coll’aiuto degli USA, istruivano migliaia di giovani afgani nelle loro scuole religiose, le madrasa, per farli diventare dei talebani intransigenti. Una volta al potere, i talebani hanno fondato queste scuole in Afganistan. Altrettanto importante è che mentre erano al potere i mujahidin e i talebani, tutti quelli che avevano idee progressiste, specialmente chiunque fosse sospettato di essere socialista o comunista, venivano sistematicamente uccisi e costretti ad andare in esilio. Quindi l’effetto del coinvolgimento della CIA è stato quello di creare due fazioni a base religiosa, con una filosofia di origine estranea – i mujahidin e i talebani – e allo stesso tempo di eliminare quasi tutti i progressisti. In effetti, per alcuni anni gli americani hanno sistematicamente minato la prospettiva di un qualsiasi governo progressista e laico in Afganistan – e per il previdibile futuro.

Questa è la situazione attuale in Afganistan, due fazioni in una situazione che si sta trasformando in una guerra civile. Per di più, la maggioranza della gente, non vedendo alcun miglioramente nella sua vita quotidiana, vuole vedere tutti gli stranieri fuori dal paese. Per molti, infatti, i Sovietici sono stati semplicemente sostituiti dagli americani, e non c'è nessuna distinzione fra gli americani e qualsiasi alleato della NATO.

Le Nazioni Unite, le varie agenzie di aiuto e le ONG, mentre cercano ad aiutare, creano ulteriori problemi nel corso delle loro operazioni. Gran parte dei loro aiuti sono stati sprecati ed hanno aggravato la povertà della gente, creando inflazione (16% nel 2005) e aumento del costo della vita – i prezzi della carne di montone si sono quadruplicati.(30) In un recente rapporto per l'Overseas Development Institute, Ashraf Ghani, rettore dell’Università di Kabul ed ex ministro delle finanze, ha dichiarato che nel 2002 circa il 90% del miliardo di dollari spesi in 400 progetti d’aiuto è stato sprecato.(31) Il rapporto cita una serie di problemi. I 280.000 dipendenti dello Stato guadagnano in media 50 dollari al mese, mentre circa 50.000 afgani lavorano per le varie organizzazioni di aiuto, che pagano fino a 1000 dollari al mese. Con più di 2400 enti di aiuto ed ONG registrate nel paese, il governo ha difficoltà a conservare i propri dipendenti. Il rapporto è pieno di esempi di spreco e inefficienza. Mentre il governo potrebbe costruire ogni scuola per ca 40.000 dollari, un ente di aiuto ne ha costruite 500 al costo di 250.000 ciascuna. Il governo afgano userebbe aziende locali, ma gli enti di aiuto spendono l'80% dei loro fondi in assistenza tecnica straniera e importano dipendenti e materiale. Un altro esempio è l’autostrada che è stata costruita fra Kabul e Kandahar: il suo costo stimato dal governo afgano era di 35 milioni, se l’avesse costruita direttamente – alla fine è stata costruita dall’ente statunitense per lo sviluppo internazionale (US Agency for International Development = USAID) con un costo di più di 190 millioni. Tutte le case migliori, e spesso le uniche case decenti, vanno al personale straniero (3–4.000 civili stranieri) e questo fa balzare i prezzi degli affitti a livelli inaccessibili per la gente comune – in certe aree fino a 1000%. Pertanto migliaia di afgani continuano a vivere tra le macerie di Kabul. Per qualche motivo, la ricostruzione di case a basso costo non è stata considerata una priorità. Costose aziende straniere e consulenti spesso si aggiudicano il lavoro che potrebbe essere svolto dal governo afgano, o lo duplicano. Alcuni esperti stranieri si rifiutano di trasmettere conoscimento, perché col tempo verrebbero privati dei loro posti di lavoro. Un altro rapporto recente sulla “ricostruzione” dell’Afganistan, scritto da Fariba Nawa, una giornalista afgano-americana, è sconvolgente e conferma "che l’Afganistan è stato ‘Enronizzato’ dall’amministrazione Bush”.(33) Il rapporta nota che nelle aziende straniere i dipendenti stranieri “guadagnano fino a 1.000 USA dollari al giorno, mentre gli afgani che vengono assunti guadagnano 5 dollari al giorno.” Rivela che la USAID “dà contratti a società americane (e la World Bank e il FMI danno contratti ad aziende dei loro paesi donatori), che si prendono una grande fetta della torta per poi assumere via via subappaltatori che prendono la lora parte, lasciando abbastanza solo per costruzioni di categoria infima”. Il risultato sono ospedali, cliniche e scuole che collassano, nuove autostrade sconnesse e pericolose e “aiuti” per i contadini che lasciano molti di loro in condizioni peggiori di prima. Soprattutto innumerevoli milioni sono stati sprecati a causa dell'incapacità dei dirigenti, dell'inefficenza e della corruzione – lasciando nella loro scia una popolazione afgana alienata. La realtà è che la maggioranza del popolo continua a languire in estrema povertà, con meno acqua pulita ed elettricità che prima della guerra. Le associazioni di aiuto hanno aiutato, ma ad un costo enorme e non si sono conquistate la fiducia della gente del posto.

Dopo quasi cinque anni di occupazione e “8 miliardi di dollari malamente gestiti per lo sviluppo, un numero significativo di afgani ê stanco della ‘comunità internazionale’ e della sua occupazione militare.”(34) Per quanto riguarda la presenza militare, nonostane i 32.000 americani e le truppe della NATO, c’e stato un continuo declino della sicurezza per i civili – e una crescente ostilità provocata dagli attacchi aerei degli americani, che hanno ucciso centinaia di civili innocenti, dagli episodi di “perquisizioni delle case fatte delle forze della coalizione, arresti fatti a caso e dalle rivelazioni dell’anno scorso sul'uso della tortura nella base aerea di Bagram.”(35)

Nella sua posizione di diretto generale del Inter-Services Intelligence (ISA) pakistana, Hamid Gul ha seguito gli avvenimenti in Afganistan per anni. Ecco la sua cupa valutazione in una recente intervista: “Quando comincia questo tipo di resistenza di massa, vuol dire che è una decisione collettiva degli afgani. Si può notare come, nonostante la resistenza dei talebani sia concentrata in un’area molto limitata, incidenti sporadici pullulino dapertutto… Quello che vediamo è la punta dell’iceberg, la situazione peggiorerà ulteriormente perché tutto l’ambiente è ora pronto alla resistenza….Le jirgas (assemblee di anziani delle tribù Pashtu, ndT) sono unanimi: in Afganistan ci sarà una guerra totale.(36)

Data la situazione, non c’è una soluzione facile per il problema dell’Afganistan. Storicamente, gli inglesi sono stati sconfitti con la perdita di migliaia di vite, e altrettanto è successo ai sovietici. In un certo senso sorprendentemente, perfino il presidente Karzai è recentemente diventato fortemente critico a proposito dell’occupazione guidata dagli americani e della loro “strategia anti-terrorismo”, dicendo: “Credo fermamente…che ci dobbiamo impegnare strategicamente nel disarmo del terrorismo, fermando le sue fonti di denaro, addestramento, attrezzature e motivazione. Non è accettabile per noi che in tutte queste battaglie muoiano degli afgani. Nelle ultime tre o quattro settimane, 500–600 afgani sono stati uccisi. Anche se sono talebani, sono figli di questo paese.”(37) La problematica offerta di un’amnistia per i talebani, fatta da Karzai nel 2003 è stata respinta, ma potrebbe essere l’unica soluzione.

Gran parte dell’Afganistan è ora in uno stato di caos e di guerra civile. Non c’e niente in questo paese che potrebbe essere chiamato ‘peace-keeping’. La guerra andrà avanti indefinitamente e prima o poi l’intera popolazione afgana si solleverà per cacciare gli stranieri. Piuttosto che aspettare quel momento, gli americani e i loro sostenitori dovrebbero andarsene, del tutto – come dovrebbero andarsene dall'Iraq. Anche se sono stati gli americani a creare il disastro – in tutti e due i paesi – sembra che debba essere la gente del posto a risolvere – in un modo o nell’altro – i problemi.

 


1 Declan Walsh, “UN Report Accuses MPs of Terror and Massacres,” The Guardian, June 12, 2006. http://www.guardian.co.uk/Afganistan/story/0,,1795546,00.html (<<)

 

2 Sebbene molte fonti d’informazione abbiano sostenuto che Hamid Karzai sia stato consulente della compagnia petrolifera americana Unocal, sia la compagnia che Karzai lo hanno sempre negato. Potrebbe essere nel vero, nel senso che il suo lavoro potrebbe essere stato dissimulato attraverso dei subappalti, in modo da non essere provato. Le Monde in un profile do Karzai del 5 Dicembre 2002 afferma: “Dopo aver studiato legge a Kabul e in India, complete la sua formazione negli Stati Uniti, dove fu per un periodo consulente della compagnia petrolifera americana Unocal, studiando la costruzione di un gasdotto in Afganistan." Le Monde si è rifiutato di ritirare l’affermazione. Lo stesso conferma l’editorialista di Le Monde Diplomatique Pierre Abramovici in un importante articolo del numero di Gennaio 2002, “The US and the Talebani: A Done Deal”, che conclude: “Emerse allora che durante le trattative per il gasdotto afgano, Karzai era stato consulente della Unocal.” L’articolo si può trovare su http://www.christusrex.org/www1/icons/abramovici.html. Ci sono molti altri articoli ugualmente significativi: Wayne Madsen, “Afganistan, the Talebani, and the Bush Oil Team” Centre for Research on Globalization, January 23, 2002. Madsen afferma che Karzai non solo lavorò come consulente senior per la Unocal, ma per anni ebbe strette relazioni con il direttore della CIA William Casey http://globalresearch.ca/articles/MAD201A.html; Iiene R. Prusher, Scott Baldauf e Edward Girardet, “Afghan Power Brokers,” Christian Science Monitor, June 10, 2002 http://www.csmonitor.com/2002/0610/p01s03-wosc.htm; Umberine Syed, “Oil Power Shines Bright: The Wealth of Central Asia,” IslamOnLine.net http://www.islamonline.net/English/Views/2002/01/article5.shtml (<<)

 

3 Un breve resoconto e il testo dell’accordo compaiono in: “Turkmen-Afghan-Pakistani gas pipeline accord published,” Alexander’s Gas & Oil Connections, Volume 7, Issue n. 13, June 27, 2002. http://www.gasandoil.com/goc/news/nts22622.htm ; Faraz Hashmi, “Trilateral gas pipeline agreement signed: Musharraf, Niyazov & Karzai vow to boost trade,” Dawn Internet Edition, May 31, 2002. http://www.dawn.com/2002/05/31/top1.htm ; Rory McCarthy, “Pipe Dream,” The Guardian, May 31, 2002. http://www.guardian.co.uk/elsewhere/journalist/story/0,,725433,00.html (<<)

 

4 Fred Halliday, “Revolution in Afganistan,” New Left Review, No. 112, pp. 3-44, 1978; citato anche in William Blum, Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War II, Monroe, Maine: Common Courage Press, 1995, p. 340. (<<)

 

5 Jonathan Neale, “The Afghan Tragedy,” International Socialism, 2:12, Spring 1981, dal capitolo “Afghan Society” http://www.marxists.de/middleast/neale/afghan.htm (<<)

 

6 Tutte queste riforme e misure governative mi furono spiegate nel dettaglio dal Decano della Facoltà dell’Agricoltura e da alcuni dei professori durante un’ampia sessione all’Università di Kabul. (<<)

 

7 Blum, op. cit., p. 351. (<<)

 

8 The Economist (London), September 11, 1979, p. 44. L’articolo sottolinea che durante il primo anno e mezzo del nuovo governo “nessuna restrizione fu imposta alle pratiche religiose.” (<<)

 

9 Il Newsweek, April 16, 1979, p.64 riconosce che i mullah erano ricchi proprietari terrieri; il New York Times, April 13, 1979, p. 8 aggiunge il commento per cui l’adesione religiosa “appartiene ad alcuni afgani che in realtà condividono le riforme agrarie e altri cambiamenti di questa società feudale, promossi dal Presidente Taraki.” (<<)

 

10 Eqbal Ahmad, “Terrorism: Theirs and Ours,” (A Presentation at the University of Colorado, Boulder, October 12, 1993) http://www.sangam.org/ANALYSIS/Ahmad.htm; Cullen Murphy, “The Gold Standard: The quest for the Holy Grail of equivalence,” Atlantic Monthly, January 2002 http://www.theatlantic.com/doc/prem/200201/murphy (<<)

 

11 Blum, op. cit., p. 343; “How the CIA turns foreign students into traitors,” Ramparts (San Francisco), April 1967, pp. 23-24; Phillip Bonosky, Washington’s Secret War Against Afganistan, New York: International Publishers, 1985, pp.33-34; The Truth About Afganistan: Documents, Facts, Eyewitness Reports, Moscow: Novosti Press Agency Publishing House, 1980, pp. 83-96; Washington Post, December 23, 1979, p. A8. (<<)

 

12 Blum, p. 343; Bonosky, p. 52. (<<)

 

13 The Truth About Afganistan, op. cit., pp. 91-92. (<<)

 

14 Ibid. (<<)

 

15 Washington Post, December 23, 1979, p.A8. Le truppe sovietiche avevano cominciato ad entrare in Afganistan l’8 Dicembre e a questo proposito l’aticolo afferma: “Non c’erano prove [da parte del Dipartimento di Stato] che i sovietici avevano invaso l’Afganistan, visto che le truppe apparentemente erano state invitate.” (<<)

 

16 “How Jimmy Carter and I Started the Mujahideen”: Intervista a Zbigniew Brzezinski Le Nouvel Observateur (France), Jan 15-21, 1998, p. 76 http://www.counterpunch.org/brzezinski.html (<<)

 

17 Ahmed Rashid, “The Talebani: Exporting Extremism,” Foreign Affairs, November-December 1999. http://www.foreignaffairs.org/background/terrorism -- attualmente il testo integrale dell’articolo si trova in: http://www.ratical.org/ratville/CAH/Rashid99.html (<<)

 

18 Washington Post, May 11, 1979, p.12. La storia riferisce che una delle “tattiche preferite” dei mujahidin era “torturare le vittime [spesso russi] tagliandogli prima il naso, le orecchie e i genitali, poi asportandogli strato dopo strato la pelle,” portandoli a “una morte lenta e molto dolorosa”; Washington Post, January 13, 1985. L’articlo descrive prigionieri russi ingabbiati come animali e “vivendo condizioni di orrore indescrivibile”; John Fullerton, The Soviet Occupation of Afganistan, (London), 1984 cita un giornalista della Far Eastern Economic Review che riferisce di “un gruppo [di sovietici] che furono uccisi, scuoiati e appesi in una macelleria” – citato in Blum, op. cit., p. 348. (<<)

 

19 D. Zayar, “Afganistan, Bin Laden and the hypocrisy of American imperialism,” In Defence of Marxism, September 26, 2001. (<<)

 

20 “Quando gli USA assegnarono 43 milioni di dollari di aiuto all’Afganistan nel maggio del 2001, questo portò l’aiuto totale degli USA al paese solo per quell’anno a 124 milioni,” citato in un articolo di Joseph Farah, “Murray pushed for aid to Talebani before to 9/11,” WorldNetDaily.com, December 26, 2002 http://www.worldnetdaily.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=30166 ; “Quest’anno gli USA hanno hanno stanziato 120 milioni di dollari di aiuto per l’Afganistan, compresi 43 milioni in aiuti alimentary nel mese di maggio,” citato in un report di James Ridgeway, “Talebani Twists Shrub With Poppy Politics: Bush’s Opium Blender,” Village Voice, June 20-26, 2001 http://www.villagevoice.com/news/0125,ridgeway,25704,6.html; Per le trattative sul gasdotto vedere l’articolo di Le Monde diplomatique di Pierre Abramovici, “The US and the Talebani: A Done Deal,” che afferma: “Il compito delle trattative [per l’accordo sul gasdotto] con i Talebani fu affidato a Christina Rocca, la nuova assistente della segreteria di stato per gli affari in Asia del Sud. . . . il 29 di luglio [2001] e i contatti di Christina Rocca con l’ambasciatore dei Talebani in Pakistan furono fallimentari” http://www.christusrex.org/www1/icons/abramovici.html (<<)

 

21 Diana Johnstone, Fools’ Crusade: Yugoslavia, NATO and Western Delusions, New York: Monthly Review Press, 2002, pp. 61-62; contatti personali con l’ex ambasciatore del Canada in Jugoslavia, James Bissett. (<<)

 

22 “Talebani repeats call for negotiations,” CNN.com, October 2, 2001, riporta: “I Talebani che governano l’Afganistan reiterarono la loro richiesta di prove prima di consegnare il leader sospettato di terrorismo Osama bin Ladin.” http://archives.cnn.com/2001/WORLD/asiapcf/central/10/02/ret.afghan.Talebani/; Noam Chomsky, “The War on Afganistan,” Znet, December 30, 2001 http://www.globalpolicy.org/wtc/targets/1230chomsky.htm (<<)

 

23 Ed Haas, “FBI says, it has ‘No hard evidence connecting Bin Laden to 9/11’,” Muckraker Report, June 6, 2006. http://www.teamliberty.net/id267.html (<<)

 

24 “Bin Laden says he wasn’t behind attacks,” CNN.com, September 17, 2001. http://archives.cnn.com/2001/US/09/16/inv.binladen.denial/ (<<)

 

25 “Pentagon Releases Bin Laden Videotape: US officials say tape links him to September 11 attacks,” NPR.org, December 13, 2001. http://www.npr.org/news/specials/response/investigation/011213.binladen.tape.html (<<)

 

26 Realizzando una ricerca in Google si trovano dozzine di articoli mettendo in dubbio la autenticità della cassetta del 13 Dicembre del 2001. La successiva possiede una buona fotografia confrontando il vero bin Laden con la falsa cassetta: “La falsa cassetta di bin Laden,” http://www.whatreallyhappened.com/osamatape.html; articoli più recenti mettono in discussione la cassetta del 13 Dicembre 2001 così come un’altra falsa cassetta che comparve il 17 Gennaio 2006, in cui bin Laden implicitamente confessa La propria responsabilità nell’orchestrazione degli attacchi dell’11/9: Scholars for 9/11 Truth, “Osama Tape Appears Fake, Experts Conclude,” GlobalResearch.ca, June 1, 2006 http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=SCH20060601&articleId=2555 ; “Osama’s tape: Latest of US fabrications?” Alt.Peace, June 2, 2006. http://groups.google.com/group/alt.peace/browse_thread/thread/47de1d835a560202 (<<)

 

27 Robert Kuttner, editor, American Prospect, November 5, 2001, citato da Noam Chomsky, op. cit. (<<)

 

28 Chomsky, ibid. (<<)

 

29 Barry Bearak, “Leaders of the Old Afganistan Prepare for the New,” NYT, October 25, 2001; John Thornhill and Farhan Bokhari, “Traditional leaders call for peace jihad,” FT, October 25, 2001; “Afghan peace assembly call,” FT, October 26, 2001; John Burns, “Afghan Gathering in Pakistan Backs Future Role for King,” NYT, October 26, 2001; Indira Laskhmanan, “1,000 Afghan leaders discuss a new regime, BG, October 25, 26, 2001; Noam Chomsky, op. cit. (<<)

 

30 Edward Harris, “Many Afghans resent foreigners’ presence,” Yahoo! News, May 30, 2006. (<<)

 

31 Toby Poston, “Millions of dollars worth of aid money is being wasted,” BBC News, February 26, 2006 http://www.rawa.org/rebuild2.htm (<<)

 

32 Harris, op. cit. (<<)

 

33 William Fisher, “The fall and fall of Afganistan,” Inter Press Service, May 8, 2006 http://www.e-ariana.com/ariana/eariana.nsf/allArticles/8C6E3E215C3BCAF28725716800501EDA?OpenDocument (<<)

 

34 Christian Parenti, “Fury Over Foreigners,” The Nation, February 7, 2006 http://www.thenation.com/doc/20060220/parenti (<<)

 

35 Ibid. (<<)

 

36 Syed Saleem Shahzad, “The battle spreads in Afganistan,” Asia Times Online, May 26, 2006 http://www.atimes.com/atimes/South_Asia/HE26Df01.html (<<)

 

37 Tini Tran, Associate Press Writer, “Karzai decries anti-terror strategy,” [AP-CP] Winnipeg Free Press, June 23, 2006, p. A20. (<<)

 

Documento originale Afghanistan: a Tale of never ending Tragedy
Traduzione di Christiane Rost

La traduzione è stata rivista da Alessandra Coletti ed Edmondo Gangitano.