Documento originale   Private equity is on the prowl

Traduzione di Fabio Sallustro

 

 

11 Novembre 2007
ZNet

Il capitale di rischio avanza
Non c'è fine all'ingordigia del capitale.

Ignacio Ramonet


 

 


Per acquisire una compagnia che vale 100 unità il fondo investe di tasca propria una media di 30 unità e prende in prestito dalle banche le restanti 70, [...] In seguito vende la compagnia per 200 unità, spesso ad un nuovo fondo che rimette in moto lo stesso processo.



Mentre i critici discutono sugli orrori economici della globalizzazione, una nuova e più violenta forma di capitalismo prende corpo. I nuovi avvoltoi sono le società a capitale di rischio, fondi di investimento con notevole quantità di capitale a disposizione ed un enorme desiderio di guadagnare ancora.

I loro nomi, tra i quali figurano Carlyle Group, KKR, Blackstone Group, Colony Capital, Apollo Management, Cerberus Partners, Starwood Capital, Texas Pacific Group, Wendel, Euraze non sono ancora ben conosciuti. E stanno posando le mani sull'economia globale. Tra il 2002 e il 2006 il capitale che questi fondi hanno ottenuto da banche, assicurazioni, fondi di pensioni è passato da 135 miliardi di dollari a 515. Il potere finanziario che detengono è fenomenale, stimato in oltre 1600 miliardi di dollari e non è possibile bloccarli. Negli Stati Uniti l'anno scorso le più grandi società a capitale di rischio hanno investito circa 417 miliardi di dollari in acquisizioni e più di 317 nel primo trimestre del 2007 ottenendo il controllo di 8000 aziende. Un americano su quattro e un francese su dodici lavora per queste società.

Ormai la Francia è diventata il loro principale obbiettivo. Dopo Inghilterra e Stati Uniti. Le società a capitale di rischio, in gran parte americane ed inglesi, lo scorso anno hanno acquisito 400 aziende francesi per una cifra totale che si aggira sui 14 miliardi di dollari. Allo stato attuale sono 1600 le aziende controllate, e tra queste sono inclusi nomi di un certo rilievo quali Picard Surgelés, Dim, the Quick restaurant chain, Buffalo Grill, Pages Jaunes (the French Yellow Pages), Allociné and Afflelou. Inoltre stanno puntando ad altri grandi nomi presenti nell'indice borsistico francese, il CAC40. Queste società non sono una novità. Sono comparse la prima volta circa 15 anni addietro ma solo recentemente, stimolate da crediti a basso tasso d'interesse e da sofisticati strumenti finanziari, hanno raggiunto dimensioni allarmanti. Il principio guida è semplice: un gruppo di ricchi investitori compra un'azienda e la gestisce privatamente, senza legarsi alla borsa e alla sue restrittive regole e senza dover rendere conto agli azionisti. L'idea è di scavalcare i principi fondamentali della morale capitalista e tornare alla legge della giungla.

Che non è certo il modo in cui funziona adesso il sistema. Per acquisire una compagnia che vale 100 unità il fondo investe di tasca propria una media di 30 unità e prende in prestito dalle banche le restanti 70, avvantaggiandosi degli attuali tassi di interesse estremamente bassi. In 3 o 4 anni il fondo riorganizza la compagnia con il management disponibile, razionalizzando la produzione, sviluppando nuove attività, e prendendosi parte o tutto il profitto per ripagare il debito. In seguito vende la compagnia per 200 unità, spesso ad un nuovo fondo che rimette in moto lo stesso processo. Dopo aver pagato le 70 unità prese in prestito si porterà via 130 unità a fronte di un investimento iniziale di 30 con un guadagno del 300% in 4 anni. Non male.

Mentre gli amministratori di questi fondi diventano ricchissimi non mostrano alcun rimorso nell'applicare i quattro grandi principi di razionalizzazione: diminuire il numero di dipendenti, ridurre i salari, intensificare il ritmo di lavoro e delocalizzare. Con la benedizione delle autorità pubbliche che sognano, come adesso si sta verificando in Francia, di modernizzare la produzione. Questa situazione inoltre va a detrimento dei sindacati dato che il processo implica la fine del contratto sociale. Diverse persone hanno ritenuto che, con l'avvento della globalizzazione, il capitale si fosse saziato.

E' ormai chiaro che non c'è fine all'ingordigia.

 

Documento originale   Private equity is on the prowl

Traduzione di Fabio Sallustro