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Documento originale The two faces of Rumsfeld |
Traduzione di Sergio De Simone |
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9 Maggio 2003 Corea: le due facce di Rumsfeld Randeep Ramesh |
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Donald Rumsfeld, segretario alla difesa statunitense, faceva parte tre anni fa del consiglio d'amministrazione di un'azienda che vendette due reattori nucleari alla Corea del Nord - un paese che ora considera parte dell'asse del male e che è stato messo in lista d'attesa per un cambio di regime da Washington a causa dei suoi piani di costruire armi nucleari. Rumsfeld era amministratore non esecutivo della Abb, un gigante |
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dell'ingegneria europeo con sede a Zurigo, quando questa si aggiudicò un contratto da 200 milioni di dollari per la progettazione e la fornitura di componenti chiave dei reattori. L'attuale segretario alla difesa fece parte del consiglio d'amministrazione dal 1990 al 2001, guadagnando 190 mila dollari all'anno. Lasciò il posto per entrare nell'amministrazione Bush. Il contratto per il reattore faceva parte della politica con cui Bill Clinton cercava di persuadere il regime nordcoreano ad entrare in rapporti costruttivi con l'occidente. Il contratto per la vendita di tecnologia militare fu di alto livello. L'allora capo esecutivo della Abb, Goran Lindhal, fece visita alla Corea del Nord nel mese di Novembre del 1999 per annunciare "il vasto accordo di cooperazione di lungo periodo" tra la Abb e il governo comunista. L'azienda aprì anche un ufficio a Pyongyang, la capitale del paese, e l'affare fu chiuso un anno dopo, nel 2000. Nonostante tutto ciò, l'ufficio di Rumsfeld ha affermato che il segretario alla difesa non "ricorda che esso [contratto] fosse stato mai sottoposto al consiglio d'amministrazione". In una dichiarazione al settimanale americano Newsweek, Victoria Clarke, portavoce di Rumsfeld, ha sostenuto che "non ci fu alcun voto sulla cosa". Un portavoce dell'Abb ha dichiarato al Guardian ieri che "i membri del consiglio d'amministrazione erano al corrente del progetto che avrebbe fornito sistemi ed apparecchiature per reattori ad acqua leggera". Solo pochi mesi dopo che Rumsfeld ebbe assunto il suo incarico, il presidente George Bush mise termine alla politica di coinvolgimento e negoziato perseguita da Clinton sostenendo di non fidarsi della Corea del Nord, staccando la spina alla diplomazia. Pyongyang fece presente che la sua reazione sarebbe stata quella di costruire missili nucleari. Fu annunciata allora la revisione della politica americana e si interruppero gli sforzi tesi alla costruzione di fiducia reciproca, che erano un fattore chiave della politica di contenimento di Bill Clinton. Nel Gennaio del 2002, l'amministrazione Bush aveva inserito la Corea del Nord nell'asse del male assieme ad Iraq e Iran. Se poteva esservi alcun dubbio sull'atteggiamento della Casa Bianca verso la Corea del Nord, esso fu risolto da Bush, che dichiarò al Washington Post: "Odio Kim Jong-il [leader della Corea del Nord]". Il successo delle campagne in Afganistan e Iraq hanno rafforzato lo status di Rumsfeld a Washington. Due anni dopo aver lasciato la Abb, Rumsfeld considera la Corea del Nord un "regime terrorista sull'orlo del collasso" pronto a far proliferare armi nucleari. Nel corso di un incontro diplomatico nel periodo natalizio fece presente che gli Stati Uniti avrebbero potuto combattere due guerre allo stesso tempo - un chiaro riferimento al conflitto imminente con l'Iraq. Dopo la caduta di Bagdad, Rumsfeld disse che Pyongyang avrebbe dovuto trarre "le conclusioni appropriate". I critici del linguaggio bellicoso dell'amministrazione verso la Nord Corea sostengono che il problema non fu il supporto da parte di Rumsfeld al piano diplomatico di Clinton e al contratto dell'Abb, ma il fatto che non "avesse preso posizione contro di essa". "Si potrebbe supporre che gli interessi economici e personali abbiano avuto priorità rispetto alla non proliferazione", affermò Steve LaMontagne, analista del Centro per il controllo degli armamenti e la non-proliferazione di Washington. Molti membri dell'amministrazione Bush riconosciutamente si opposero ai piani di Clinton, dicendo che dal genere di reattori ad acqua leggera venduti dalla Abb si sarebbe potuto ricavare materiale nucleare adatto alla produzione di armi. Wolfowitz, vice di Rumsfeld, e Richard Armitage, diplomatico numero due del dipartimento di stato, si opposero entrambi al contratto come aveva già fatto Bob Dole, candidato alla presidenza repubblicano, la cui campagna elettorale fu organizzata da Rumsfeld e per il quale faceva anche da consigliere alla difesa. Un membro del consiglio d'amministrazione della Abb che preferisce mantenere l'anonimato ha dichiarato alla rivista Fortune che Rumsfeld faceva attività di lobby presso i suoi amici falchi per conto della Abb. Il pacchetto di misure di Clinton mirava a ridurre la tensione nella penisola coreana fornendo petrolio e reattori nucleari ad acqua leggera per ottenere l'accesso di ispettori agli impianti nucleari di Pyongyang e lo smantellamento dei suoi reattori nucleari ad acqua pesante, che producono plutonio adatto all'uso in armi. I reattori ad acqua leggera sono conosciuti come "resistenti alla proliferazione" ma, secondo alcuni esperti, non "anti proliferazione". Il tipo di reattori che il contratto della Abb riguardava producono plutonio che deve essere raffinato prima di poter essere usato in armamenti. Un deputato americano, critico del regime nordcoreano, descrisse i reattori come "fabbriche di bombe nucleari". La Corea del Nord espulse gli ispettori l'anno scorso e a gennaio si è ritirata dal trattato contro la proliferazione nucleare, mentre più o meno allo stesso tempo l'amministrazione Bush concedeva 3 milioni e mezzo di dollari per far avanzare il progetto di reattore della Abb. Si ritiene che la Corea del Nord si sia dichiarata pronta a cancellare il suo programma nucleare, smantellare gli stabilimenti nucleari e far entrare ispettori nel paese, ma in cambio di garanzie di sicurezza e di aiuti preventivi da parte degli Usa. Bush insiste ora nel dire che negozierà un nuovo accordo con Pyongyang solo dopo che il suo programma nucleare sarà stato cancellato. Washington crede che fornire aiuti sarebbe come cedere al "ricatto" di Pyongyang e quindi incoraggerebbe altri stati "canaglia" a sviluppare armi di distruzioni di massa.
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