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Documento originale Last Sunday: Anti-capitalism in five minutes or less |
Traduzione di Arif |
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15 Maggio 2007 L'ultima domenica del mese Robert Jensen |
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Il capitalismo non è una scelta,
semplicemente Ë, come uno stato della natura. Forse non
come uno stato della natura, ma lo stato della
natura. Contestare il capitalismo di questi tempi è come
argomentare contro l'aria che respiriamo. Ci dicono che argomentare
contro il capitalismo è semplicemente da matti. |
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[Note sull'ultima congregazione comunitaria di "Last Sunday" ad Austin, TX, il 29 aprile 2007. Per i PDF di tutti e cinque gli interventi di questa serie, scrivete a rjensen@uts.cc.utexas.edu] Sappiamo tutti che il capitalismo non solo è il modo più intelligente di organizzare un'economia ma è ora anche l'unico modo possibile. Sappiamo che coloro che negano questo principio di saggezza popolare possono, e dovrebbero, essere ignorati. Non c'è più bisogno nemmeno di condannare tali eretici; sono ovviamente irrilevanti. Come facciamo a sapere tutto questo? Perché così ci viene detto, continuamente - tipicamente da coloro che hanno da guadagnare di più da tali affermazioni, più notoriamente quelli del mondo degli affari e i loro funzionari e apologisti nelle scuole, nelle università, nei mass media e nella politica mainstream. Il capitalismo non è una scelta, semplicemente Ë, come uno stato della natura. Forse non come uno stato della natura, ma lo stato della natura. Contestare il capitalismo di questi tempi è come argomentare contro l'aria che respiriamo. Ci dicono che argomentare contro il capitalismo è semplicemente da matti. Ci viene detto, più e più volte, che il capitalismo non solo è il sistema che abbiamo, ma è anche l'unico sistema che possiamo mai avere. Ciononostante, a molte persone questa affermazione non convince. Possibile che sia l'unica opzione? Ci viene detto che non dovremmo nemmeno pensarci. Ma non possiamo non pensarci. E' veramente la "fine della storia" nel senso in cui è stata usata questa frase dai grandi pensatori per segnalare la vittoria finale del capitalismo globale? Se questo fosse la fine della storia in quel senso, ci domandiamo, la fine effettiva del pianeta potrebbe non essere così lontana. Ci domandiamo, ci agitiamo, e queste cose ci assillano, e per un buon motivo. Il capitalismo, o più accuratamente il capitalismo delle multinazionali predatrici, che definisce e domina le nostre vite, sarà la nostra morte se non ne fuggiamo. E' cruciale per la politica progressista trovare un linguaggio per articolare questa realtà. Non con dogma datati che alienano ma con un linguaggio semplice che può essere compreso dalla gente. Dovremmo essere alla ricerca di modi per spiegare ai nostri colleghi al lavoro, durante le conversazioni alla macchinetta del caffé - politica radicale in meno di cinque minuti - perché dobbiamo abbandonare il capitalismo delle multinazionali predatrici. Se non lo facessimo, potremmo essere già vicini alla fine dei tempi, e una tale fine porterà la rottura ["rupture"] e non l'estasi ["rapture"]. Ecco il mio tentativo di un tale linguaggio per questo argomento. Ammettiamo che il capitalismo sia un sistema incredibilmente produttivo che ha creato un'inondazione di merci come non si era mai visto nel mondo. E' anche un sistema fondamentalmente (1) disumano, (2) anti-democratico e (3) insostenibile. Nel Primo Mondo, il capitalismo ci ha dato un sacco di roba (per lo più di valore marginale o dubbio) in cambio della nostra anima, la nostra speranza di una politica progressista e la possibilità di un futuro decente per i nostri figli. In breve, o cambiamo o moriamo - spiritualmente, politicamente, letteralmente. 1. Il capitalismo è disumano Esiste una teoria che sostiene il capitalismo contemporaneo. Ci dicono che poiché siamo animali avidi ed egoisti, un sistema economico deve premiare il comportamento avido ed egoista se vogliamo prosperare economicamente. Ma siamo avidi ed egoisti? Naturalmente. Per lo meno io lo sono, qualche volta. Ma altrettanto ovviamente siamo anche capaci di compassione e di altruismo. Possiamo certamente essere competitivi ed aggressivi, ma abbiamo anche la capacità di essere solidali e cooperativi. In breve, la natura umana è molto varia. Le nostre azioni hanno sicuramente radici nella nostra natura, ma tutto quello che sappiamo di quella natura è che è molto varia. In situazioni che richiedono la compassione e la solidarietà, tendiamo ad essere tali. In situazioni dove la competitività e l'aggressione sono premiate, la buona parte della gente tende a comportarsi in quel modo. Perché mai dobbiamo scegliere un sistema economico che mina gli aspetti più decenti della nostra natura e rinforza quelli più disumani? Perché, ci dicono, così sono le persone. Ma dov'è la prova? Guardatevi attorno, ci dicono. Ovunque guardiamo, vediamo l'avidità e l'egoismo. Quindi, la prova del fatto che questi aspetti della nostra natura - l'avidità e l'egoismo - sono quelli dominanti è che quando la gente viene costretta a vivere in un sistema che premia l'avidità e l'egoismo, spesso quella gente si comporta proprio così. Non vi sembra un po' circolare questo argomento? 2. Il capitalismo è anti-democratico Questo è facile. Il capitalismo è un sistema di accumulazione di ricchezza. Se si concentra la ricchezza in una società, si concentra il potere. Esiste qualche esempio del contrario nella storia? Nonostante tutti i finimenti della democrazia formale negli Stati Uniti contemporanei, tutti capiscono che i ricchi dettano le linee di base delle politiche pubbliche accettabili alla grande maggioranza degi funzionari pubblici eletti. La gente può resistere, e lo fa pure, e l'occasionale politico si aggrega al combattimento. Ma questa resistenza richiede degli sforzi straordinari. Quelli che resistono ottengono delle vittorie, a volte molto importanti, ma a tutt'oggi, la ricchezza concentrata continua a dominare. E' modo questo di far funzionare una democrazia? Se per democrazia intendiamo un sistema che dà alla gente ordinaria un modo significativo di partecipare alla formazione delle politiche pubbliche piuttosto che il semplice ruolo di ratificare le decisioni prese dai potenti, allora è chiaro che la democrazia e il capitalismo sono mutuamente esclusivi. Concretizziamolo. Noi crediamo che nel nostro sistema le elezioni regolari, con la regola del una persona un voto, insieme alle garanzia della libertà di parola e di associazione, garantiscono l'uguaglianza politica. Quando io vado a votare, ho un voto. Quando Bill Gates va a votare, lui ha un voto. Io e Bill possiamo parlare liberamente e associarci con altre persone per motivi politici. Perciò, in quanto cittadini uguali nella nostra bella democrazia, io e Bill abbiamo uguale opportunità per il potere politico. Giusto? 3. Il capitalismo è insostenibile Questo è ancora più facile. Il capitalismo si basa sull'idea della crescita infinita. L'ultima volta che io l'ho controllato, questo pianeta era ancora finito. Ci sono solo due soluzioni a questo. Forse stiamo per saltare molto presto su un altro pianeta. O forse, siccome abbiamo bisogno di cercare dei modi per affrontare questi limiti fisici, inventeremo delle tecnologie sempre più complesse per trascendere questi limiti. Ma queste posizioni sono altrettanto deludenti. La delusione può portare del conforto temporaneo, ma non può risolvere dei problemi. Infatti, tende a creare altri problemi. Questi problemi sembrano accumularsi. Il capitalismo, naturalmente, non è l'unico sistema insostenibile che gli uomini abbiano mai realizzato, ma è il più ovviamente insostenibile che esista, ed è un sistema in cui siamo bloccati. E' il sistema che ci dicono essere inevitabile e naturale, come l'aria. La storia di due acronimi: TGIF e TINA TINA, non c'è alternativa [There Is No Alternative], era la famosa risposta di Margaret Thatcher, l'ex Primo Ministro britannico, ad una domanda sulle sfide al capitalismo. Se non c'è alternativa, chiunque mette il capitalismo in dubbio è matto. Ecco un altro acronimo più comune che parla della vita nel contesto del capitalismo corporate da predatori: TGIF - grazie al cielo che è venerdì [Thank God It's Friday]. E' una frase che comunica la triste realtà dei molti che lavorano in quest'economia. I lavori che facciamo non sono appaganti, non sono divertenti e fondamentalmente non vale la pena farli. Li facciamo per sopravvivere. Poi il venerdì, usciamo e ci ubriachiamo per dimenticare la realtà, sperando che troveremo qualcosa durante il weekend per fare sì che il lunedì sia possibile, come dice un cantautore, "alzarsi e ricominciare". Ricordatevi che un sistema economico non produce solo merci. Produce anche la gente. La nostra esperienza lavorativa ci modella. La nostra esperienza di consumare quella merce ci modella. Sempre di più siamo una nazione di gente infelice che consuma chilometri di scaffali di merce di consumo a buon prezzo sperando di attutire il dolore del lavoro insoddisfacente. E' questo quello che vogliamo essere? Ci viene detto: TINA in un mondo TGIF [non c'è alternativa in un mondo di 'grazie al cielo che è venerdì']. Non vi sembra un po' strano? Veramente non c'è alternativa a questo tipo di mondo? Certo che c'è. Qualsiasi cosa che è un prodotto delle scelte umane può essere fatta diversamente. Non abbiamo bisogno di specificare in tutti i suoi dettagli un sistema nuovo per renderci conto che ci sono sempre delle alternative. Possiamo incoraggiare le istituzioni esistenti che forniscono un luogo di resistenza (come il sindacato dei lavoratori) mentre sperimentiamo delle forme nuove (come le cooperative locali). Ma il primo passo è quello di riconoscere il sistema per quello che è senza garanzie per quello che verrà. A casa e all'estero Nel Primo Mondo, noi combattiamo con questa alienazione e paura. Spesso non ci piacciono i valori del mondo che ci circonda. Spesso non ci piacciono le persone che siamo diventate. Abbiamo spesso paura di quello che sarà di noi. Ma nel Primo Mondo, i più mangiano regolarmente. Non è così dappertutto. Cerchiamo di focalizzarci non solo sulle condizioni, nel sistema capitalista delle multinazionali a cui siamo soggetti noi, che viviamo nel paese più ricco nella storia del mondo, ma anche sul contesto globale. La metà della popolazione mondiale vive con meno di due dollari al giorno. Fanno più di 3 miliardi di persone. Poco più della metà della popolazione del sub-Sahara africano vive con meno di un dollaro al giorno. Fanno 300 milioni di persone. Che ne dite di qualche altra statistica. Circa 500 bambini muoiono in Africa per malattie legate alla povertà. E la maggior parte di quelle morti possono essere evitate con delle medicine semplici o con delle reti trattate con insetticidi. Fanno 500 bambini, non ogni anno o ogni mese o ogni settimana. Non sono 500 bambini ogni giorno. Le malattie legate alla povertà reclamano la vita di 500 bambini in Africa ogni ora. Quando cerchiamo di mantenere la nostra umanità, statistiche come queste possono farci impazzire. Che non vi salti in mente qualche idea matta di cambiare questo sistema! Ricordate TINA! Non c'è alternativa al capitalismo delle multinazionali predatrici. TGILS: Grazie al cielo che è l'ultima domenica del mese [Thank God It's Last Sunday] Noi ci riuniamo ogni ultima domenica del mese proprio per essere pazzi, insieme. Siamo riuniti per dare voce alle cose che sappiamo e che sentiamo anche quando la cultura dominante ci dice che credere e sentire tali cose è da matti. Forse tutti quanti qui sono un po' matti. Quindi, assicuriamoci di essere realisti. Essere realisti è importante. Una delle risposte comuni che sento quando faccio la critica al capitalismo è: "Beh', questo è forse vero, ma dobbiamo essere realisti e fare quello che è possibile". Secondo questa logica, essere realisti è accettare un sistema disumano, anti-democratico e insostenibile. Per essere realisti ci viene detto che dobbiamo capitolare ad un sistema che ruba la nostra anima, ci schiavizza al potere concentrato e che un giorno distruggerà il pianeta. Ma rifiutare un capitalismo predatorio e resistere ad esso non è da matti. E' una posizione eminentemente sana. Mantenere la nostra umanità non è da matti. Difendere la democrazia non è da matti. E combattere per un futuro sostenibile non è da matti. Quello che è da matti è cadere nell'inganno che un sistema disumano, anti-democratico e insostenibile, un sistema che lascia la metà delle persone di questo mondo in una povertà abietta è tutto quello che c'è, tutto quello che ci potrà mai essere e tutto quello che mai ci sarà. Se questo fosse vero, ben presto non ci rimarrà nulla, per nessuno. Non credo sia realistico accettare tale fatalità. Se essere realisti vuole dire questo, io vorrei essere matto qualsiasi giorno della settimana, ogni domenica del mese.
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