Documento originale   Western Civilization: An Idea Whose Time Has Come

Traduzione di Fabio Sallustro

 

 

2 Febbraio 2008
ZNet

La civilizzazione occidentale
Tortura, guerra e civiltà.

Amy Goodman


 

 


Si, è un momento cruciale per riflettere sugli insegnamenti di Gandhi. Quando gli venne chiesto cosa pensasse della civilizzazione occidentale rispose: "Penso sarebbe una buona idea".



Il procuratore generale Michael Mukasey ha sorseggiato nervosamente il suo bicchiere d'acqua. E' stata la sua prima audizione davanti al Comitato Giudiziario del Senato da quando ha reso noto il suo punto di vista. La questione, adesso come allora, resta la stessa: tortura. Considera il "waterboarding" una forma di tortura? Il senatore Edward Kennedy l'ha messa sul personale: "Il waterboarding sarebbe una tortura se venisse praticato su di lei?" La risposta è stata:"Lo percepirei come tale". Nonostante Mukasey abbia tergiversato su molte domande, sia prima che dopo, questa risposta è suonata decisamente vera.

Il nostro procuratore generale non deve necessariamente essere vittima del waterboarding per sapere che quella è una tortura. Allo stesso modo gli americani non devono necessariamente essere vittime di una crudele dittatura per sapere che è sbagliato sostenere i dittatori stranieri.

Prendiamo, per esempio, Suharto:il longevo dittatore indonesiano. E' morto questa settimana. Aveva 86 anni, un età questa che gran parte del suo oltre milione di vittime non ha mai raggiunto. Suharto ha guidato l'Indonesia per più di 30 anni, sostenuto dal più potente paese al mondo: gli Stati Uniti. Ha preso il potere nel 1965 in un colpo di stato appoggiato dalla CIA la quale gli fornì una lista di dissidenti che vennero uccisi, uno per uno, dall'esercito indonesiano. Venne rimosso nel 1998 grazie ad una rivolta popolare in favore della democrazia.

Durante tutto il regno di Suharto le amministrazioni USA (tanto repubblicane quanto democratiche) armarono, addestrarono e finanziarono l'esercito indonesiano. Oltre al milione di indonesiani uccisi altre centinaia di migliaia perirono durante l'occupazione indonesiana di Timor Est, un piccolo paese situato 300 miglia sopra l'Australia. E' un paese che conosco bene essendoci stata, in qualità di giornalista, per diversi anni. Il 12 Novembre 1991, mentre seguivo il processo di pace nella capitale Dili, l'esercito occupante di Suharto aprì il fuoco sulla folla, uccidendo 270 timorensi. Si liberarono di me facilmente: assaggiai gli anfibi dei militari e fui colpita con il calcio dei loro M16 americani. Fratturarono il cranio di un mio collega, Allan Nairn, che al tempo scriveva per la rivista "The New Yorker". E quel massacro fu uno dei minori. Nonostante ciò George H.W. Bush, come in seguito Bill Clinton, continuò a tentare di rifornire l'Indonesia di armi. Solo grazie ad un movimento di attivisti americani si riuscì a bloccare la vendita di materiale militare.

Oltre ad essere incredibilmente brutale Suharto era anche corrotto. Transparency International ha valutato che la fortuna dell'ex-dittatore si aggiri tra i 15 e 35 miliardi di dollari. L'attuale ambasciatore americano in Indonesia, Cameron Hume, questa settimana lo ha ricordato, lodandolo: "Il presidente Suharto ha guidato l'Indonesia per 30 anni, un periodo nel corso del quale il paese ha raggiunto uno sviluppo sociale ed economico degno di menzione. ...nonostante ci possano essere delle polemiche rispetto alla sua eredità, il presidente Suharto è stato una figura storica che ha lasciato un durevole segno in Indonesia e nel sudest asiatico". Un segno? Certo, se si intende strappare le unghie delle persone, far sparire dissidenti indonesiani, o cancellare un terzo della popolazione di Timor Est, uno dei più grandi genocidi del ventesimo secolo. Ovviamente Hume non intedeva questo.

Che sia il waterboarding, il finanziamento di una guerra illegale o la detenzione di centinaia di prigionieri senza alcuna accusa formale, per anni, nella Baia di Guantanamo o nei "Black Sites" della CIA in giro per il mondo, in ogni caso mi viene in mente Mahatma Gandhi, uno dei più grandi leader non violenti del mondo. Era solito chiedersi: "Che differenza vuoi che faccia per i morti, gli orfani e le persone senza casa che la folle distruzione che li ha colpiti giunga a causa del totalitarismo oppure nel sacro nome della libertà e della democrazia?"

L'audizione di Mukasey si è svolta durante il sessantesimo anniversario dell'omicidio di Gandhi. In questo stesso giorno Rudolph Giuliani e John Edwards hanno abbandonato la competizione elettorale. Nel suo discorso di commiato Edwards ha affermato: "Il momento della trasformazione in America è prossimo". Con l'avvicinarsi del testa a testa questo è un momento chiave per riflettere: uno dei candidati, John McCain, è stato torturato (non come Mukasey, nonostante McCain abbia lo abbia sostenuto). McCain ha previsto che potremmo restare in Iraq per 100 anni. Mitt Romney ha detto che raddoppierà le dimensioni di Guantanamo. Nessuno dei restanti candidati democratici ha richiesto un immediato ritiro delle truppe dall'Iraq. Si, è un momento cruciale per riflettere sugli insegnamenti di Gandhi. Quando gli venne chiesto cosa pensasse della civilizzazione occidentale rispose: "Penso sarebbe una buona idea".

 

Documento originale   Western Civilization: An Idea Whose Time Has Come

Traduzione di Fabio Sallustro