Documento originale   Guantanamo

Traduzione di Marco Rimoldi

 

 

11 Gennaio 2004
UK Guardian

Guantanamo
Un esperimento globale di disumanità

Louise Christian


 

 


E' profondamente preoccupante che si stia usando l'esempio proposto dagli Stati Uniti e dal Regno Unito per legittimare la repressione a livello internazionale e su scala sempre più vasta.



Esattamente due anni fa, Feroz Abbasi, un cittadino britannico arrestato in Afghanistan, fu uno dei primi detenuti che i militari statunitensi trasferirono incappucciato, in catene e manette nel Campo X-Ray di Guantanamo Bay. Sua madre, Zumrati, che vive a Croydon, ne fu informata circa cinque giorni dopo - dai media. Ci vollero altri sei giorni perché un funzionario del governo britannico la contattasse. Dettaglio significativo, le fu assicurato che suo figlio non aveva bisogno di un avvocato.

Dopo due anni, è chiaro che il governo britannico ha tradito la più fondamentale responsabilità assunta da qualsisasi governo - il dovere di proteggere lo stato di diritto. Questa negazione dell'essenza del governo democratico va oltre il fallimento nel proteggere i nove cittadini britannici che si trovano incarcerati in questo buco nero legale. E' niente meno che una collusione in un esperimento internazionale di disumanità che si sta ripetendo ed espandendo in tutto il mondo.

Il governo del Regno Unito è stato intimamente coinvolto nel mondo da incubo che è Guantanamo Bay fin dalle sue origini. La Gran Bretagna inviò i suoi agenti di sicurezza a interrogare i suoi cittadini e residenti alla presenza di militari US senza che un avvocato fosse presente, e sapendo che erano utilizzate tecniche di privazione sensoriale e di coercizione. Per un anno e mezzo il governo britannico rifiutò di esprimere qualsiasi opinione sulla legalità delle detenzioni; nemmeno dei suoi stessi cittadini e nemmeno quando invitato a farlo nei tribunali del Regno Unito.

Nel luglio 2003 processi di corte marziale furono annunciati per Feroz Abbasi e Moazzam Begg, di Birmingham. Fughe di informazioni dal Pentagono resero chiaro che si era già stabilito un accordo. Si sarebbe svolto un processo spettacolo basato su confessioni estorte sotto minaccia, nelle quali entrambi gli uomini si sarebbero dichiarati colpevoli. Fu solo dopo pressioni da parte del parlamento e dei media che membri diplomatici di secondo piano ricevettero l'autorizzazione a emettere educati rumori di affettato dissenso. In luglio l'Attorney General [consulente del governo in materia giuridica, NdT] fu incaricato di avviare finte negoziazioni per ottenere ciò che palesemente non era possibile - un processo giusto a Guantanamo Bay.

Il livello del coinvolgimento dei nostri governanti nell'esperimento di Guantanamo Bay avrebbe dovuto diventare chiaro quando essi crearono qui il loro modello fedele all'originale. Loro sostennero che era superiore, ma principalmente perché fecero passare una legge antidemocratica, l'Anti-terrorism and Security Act, che richiese una deroga allo Human Rights Act da poco entrato in vigore. Come conseguenza, in questo paese 13 residenti britannici sono rinchiusi indefinitamente e senza processo.

Come accade a tutti i prigionieri detenuti per periodi indeterminati, la loro salute mentale è severamente intaccata. Uno di essi è già stato confinato alla detenzione psichiatrica. Recentemente, il comitato del Consiglio Privato della corona allestito per esaminare la legge ha concluso quello che avrebbe dovuto essere evidente fin dall'inizio: che questo tipo di detenzione è ingiustificabile. Ma, a causa dell'assenza di proteste pubbliche, il governo sembra intenzionato a ignorare il comitato.

In tutto il mondo l'esperimento sta diventando la norma. Si è stimato che almeno 15.000 persone sono state trattenute senza processo con la giustificazione della "guerra al terrorismo". Tra di loro più di 3.000 detenute in Iraq dopo la guerra, delle quali almeno 1.000 sono ancora in stato di arresto; un ulteriore numero stimato tra 1.000 e 3.000 è detenuto nella base aerea di Bagram in Afghanistan; e un numero sconosciuto è trattenuto sul territorio britannico della Diego Garcia [isola dell'Oceano Pacifico che ospita un'importante base militare aeronavale statunitense, NdT].

Bagram è un centro di interrogatori della CIA che pratica "stress e minacce" anche note come "tortura leggera". Si dice che vi sia iniziata un'inchiesta dopo la morte di due prigionieri in circostanze sospette. Personale statunitense di stanza a Bagram ha descritto la pratica regolare di privazione sensoriale e del sonno, così come incidenti di prigionieri incappucciati gettati contro muri.

Ironicamente, queste rivelazioni sono venute alla luce non per il desiderio di esporre abusi dei diritti umani, ma per giustificare la descrizione di tali trattamenti come "tortura leggera". Nel frattempo, tre soldati statunitensi sono stati congedati questa settimana per aver picchiato e maltrattato dei prigionieri di guerra iracheni, e secondo i resoconti truppe britanniche hanno picchiato otto giovani iracheni , uno dei quali, in conseguenza di ciò, è morto mentre si trovava in custodia.

L'esperimento continua negli Stati Uniti stessi. Più di 1.000 persone furono arbitrariamente arrestate immediatamente dopo l'11 settembre. Il governo degli Stati Uniti rifiutò di fornire nomi o dettagli ai gruppi di difesa dei diritti civili. Molti finirono soggetti alle procedure di immigrazione e furono infine espulsi. Inevitabilmente, in questa situazione cittadini non statunitensi non ricevono alcuna attenzione dai media nazionali. Ma ci sono anche tre musulmani statunitensi detenuti indefinitamente senza giudizio come "nemici combattenti", di cui due detenuti sul territorio degli Stati Uniti.

Uno di questi, Jos Padilla, fu strappato alla custodia del dipartimento di giustizia dal Pentagono e messo su una nave prigione militare, accusato di essere in possesso di una "bomba sporca". Negli atti del tribunale, il vice-ammiraglio Lowell Jacoby delle forze degli Stati Uniti osservò che trattenere Padilla indefinitamente senza un avvocato era giustificato ai fini di ottenere informazioni. Garantirgli accesso all'assistenza legale, questa la logica dell'argomentazione, "creerebbe la convinzione che il suo rilascio definitivo potrebbe essere ottenuto per mezzo di un processo civile con contraddittorio. Ciò romperebbe - probabilmente senza rimedio - il senso di dipendenza e fiducia che gli interroganti stanno tentando di creare."

E' profondamente preoccupante che si stia usando l'esempio proposto dagli Stati Uniti e dal Regno Unito per legittimare la repressione a livello internazionale e su scala sempre più vasta. Dalla Cina, che ha imprigionato fino a 100 musulmani cinesi senza processo, a Uzbekistan (fino a 1.000), Yemen (200), Marocco, Arabia Saudita, Giordania, Egitto, India e Indonesia, questo allarmante esempio viene seguito con entusiasmo. In Israele e Cecenia ci sarebbero molte più persone in prigione senza processo se le autorità del luogo non avessero portato le cose ancora più in là autorizzando uccisioni extra-giudiziali. Si sentivano sicuri sapendo che l'anno scorso il governo degli Stati Uniti si era vantato a gran voce dell'uccisione di supposti membri di al-Qaida in Yemen.

Ieri i commenti di Pierre Richard Prosper, ambasciatore degli Stati Uniti sui crimini di guerra, hanno rivelato ciò che si sospettava già da qualche tempo: che ora è il governo britannico e non quello statunitense a impedire il rientro a casa dei cittadini britannici detenuti a Guantanamo. Quando Tony Blair è stato interrogato a proposito di Guantanamo nella House of Commons, questa settimana, non ha parlato degli abusi dei diritti umani commessi laggiù, ma della "immensa importanza" delle informazioni ottenute dai detenuti.

Come può una persona comune incidere su un mondo alla rovescia, dove governi che sostengono di essere democratici si dedicano a repressione, coercizione e addirittura tortura su scala internazionale? Occorre che tutti protestino - pacificamente, ma con più forza e insistenza che possono. Ogni azione conta. E che tutti siano certi di una cosa: coloro che compiono esperimenti di disumanità non saranno disposti a smettere a meno che non ci sia una simile protesta.

 

Documento originale Guantanamo
Traduzione di Marco Rimoldi

Louise Christian è l'avvocato che tutela le famiglie di tre dei cittadini britannici e di un residente britannico detenuti a Guantanamo Bay.