Documento originale   Responsibility and War Guilt

Traduzione di Bernardino Tolomei

 

 

16 Agosto 2007
ZNet

Responsabilità e Crimini di Guerra
Una elite che produce cultura. Parte 2.

Noam Chomsky e Gabriel M. Schivone


 

 


Se, per esempio, la guerra settaria è un’orribile atrocità, chi ne è responsabile? Secondo i principi di Norimberga, Bush, Rumsfeld, Cheney, Wolfowitz, Rice; sono loro i responsabili della guerra settaria perché hanno compiuto il sommo crimine internazionale che comprende anche tutto il male che ne consegue. Provi a trovare qualcuno che affermi questo; non lo troverà, perché la nostra cultura intellettuale dominante accetta come legittimo che noi calpestiamo chiunque ci piaccia.



Cosa pensa della responsabilità degli intellettuali per i crimini? Norimberga è un precedente interessante.

Norimberga è un precedente molto interessante. Per prima cosa i processi di Norimberga, di tutti i casi che ci sono stati da allora fino ad oggi, sono stati, io credo, di gran lunga i più seri. Tuttavia avevano anch’essi delle gravi pecche, questo è stato riconosciuto. Telford Taylor, il capo dell’accusa, quando ne scrisse, ammise che c’erano delle pecche, per più di una ragione fondamentale. Intanto i criminali di guerra nazisti venivano messi sotto accusa per crimini che ancora non erano mai stati dichiarati tali. Quindi ex post facto. “noi dichiariamo adesso che le cose che avete fatto erano crimini”. Gia questo è discutibile.

In secondo luogo la scelta di quali erano da considerare crimini si basava su un criterio molto esplicito, cioè la negazione del principio di universalità. In altri termini, veniva definito crimine quello che loro avevano fatto e noi no. Per esempio, il bombardamento di centri urbani non era considerato un crimine. I bombardamenti di Tokio, Dresda, ecc. , quelli non erano crimini. Perché? Perché gli avevamo fatti noi, quindi non erano crimini. Anzi i criminali nazisti sotto accusa che riuscirono a dimostrare che gli americani e i britannici avevano fatto le stesse cose, evitarono la condanna. L’ammiraglio Doenitz, un comandante di sommergibili coinvolto in ogni genere di crimini, chiamò a propria difesa un alto ufficiale della marina inglese e, mi par, l’ammiraglio americano Nimitz, i quali dichiararono “certo, questo è il tipo di cose che facevamo”. Quindi loro non furono condannati per queste cose, e Doenitz fu assolto. E’ così che si svolsero i fatti, e questa naturalmente è una pecca molto grave. Tuttavia, di tutti i processi, questi sono stati i più seri. Quando il procuratore capo Jackson parlò all’udienza e spiegò l’importanza di ciò che si stavano facendo, disse (parafrasando): “Stiamo dando a questi imputati un calice avvelenato, e se mai noi ne bevessimo, dovremmo essere sottoposti alla stessa condanna, altrimenti questo intero processo è una farsa”. Bene, guardi la storia da allora ad oggi, abbiamo bevuto da quel calice molte volte, ma non è mai stato considerato un crimine. E’ come dire che quel processo è stato una farsa.

E’ interessante notare che nella sua dichiarazione introduttiva Jackson affermò che non si intendeva incriminare l’intera popolazione tedesca, cui gli imputati appartenevano, per i crimini commessi da questi, ma solo “i pianificatori e gli ideatori” di quei crimini, “gli istigatori e i capi, senza la cui architettura scellerata il mondo non sarebbe stato devastato così a lungo dalla violenza e l’illegalità di questa terribile guerra”.

Questo è giusto, è un altro dei principi che noi semplicemente ignoriamo. A Norimberga non processavamo quelli che avevano gettato gli ebrei nei forni, processavamo i capi. Ora, se mai processiamo qualcuno, sono persone di basso livello, come i torturatori di Abu Ghraib, non quelli che hanno predisposto il quadro entro il quale essi hanno operato. E certo non processiamo i leader politici per il crimine di aggressione. E’ fuori questione. L’invasione dell’Iraq è stato il caso più chiaro di aggressione che si possa immaginare. Anzi, secondo i principi di Norimberga, se li si legge attentamente, la guerra degli USA contro il Nicaragua fu un crimine di aggressione per il quale si sarebbe dovuto giudicare Ronald Reagan. Ma è inconcepibile, in occidente non se ne può neanche parlare. E la ragione è la nostra totale negazione delle più elementari verità morali. Semplicemente le respingiamo. Non pensiamo neanche che stiamo respingendole, e questo è anche peggio che respingerle seccamente, nel senso che se fossimo capaci di dire a noi stessi “siamo totalmente immorali, non accettiamo i più elementari principi morali”, sarebbe una specie di posizione rispettabile, in un certo senso. Ma quando sprofondiamo al livello di non percepire neppure che stiamo violando dei principi elementari e la legge internazionale, questo è molto brutto. Ma è questa la natura della cultura intellettuale, non solo negli Stati Uniti, ma ovunque nelle società potenti.

Lei ha ricordato Doenitz, che è sfuggito alla condanna per i suoi crimini. Due che non sfuggirono e pagarono molto severamente a Norimberga furono Julius Streicher, il direttore di un importante giornale, e - anche questo è un esempio interessante – il dottor Wolfram Sievers dell’Istituto per la Ricerca Scientifica Militare della Società Ahnenerbe, per il quale si risalì a dei crimini compiuti presso l’Università di Strasburgo. Non sembrano i tipici personaggi imputati di crimini di guerra internazionali, data la loro attività civile.

Certo, e c’è una giustificazione per questo. Quegli imputati potevano capire quello che stavano facendo, potevano capire le conseguenze della loro attività. Ma naturalmente, se noi accettassimo questo orribile principio di universalità, si andrebbe un po’ troppo oltre, ai giornalisti, ai ricercatori, eccetera.

Vorrei citarle la dichiarazione delle finalità dell’Ufficio Ricerche dell’esercito (ARO). Questa “agenzia esterna di primaria importanza” dell’esercito è impegnata a “sviluppare e sfruttare i progressi più innovativi per garantire la superiorità tecnologica della nazione” .Essa persegue la sua missione “mediante l’attuazione di un aggressivo programma di ricerca di base per conto dell’esercito, al fine di utilizzare in modo ottimale le scoperte scientifiche più all’avanguardia e l’insieme delle conoscenze scientifiche per il miglioramento e lo sviluppo dei sistemi che garantiscono la supremazia alle forze di terra”

Sono un’agenzia del Pentagono e fanno il loro lavoro. Nel nostro sistema le forze armate sono sotto il controllo civile. I civili assegnano ai militari un determinato compito e il loro lavoro è quello di obbedire, portare a termine l’incarico, oppure andarsene. Avere i militari sotto il controllo civile significa questo. Dunque non sono loro da biasimare per quella dichiarazione. I colpevoli sono le autorità civili. Se queste politiche non ci piacciono(e a me non piacciono, e neanche a lei), è a quei civili che hanno concepito lo schema e dato gli ordini che dobbiamo far riferimento.

Si può, come hanno mostrato i precedenti di Norimberga essere accusati per aver obbedito a degli ordini illegittimi, ma spesso questa è una forzatura. Se si è un militare in una posizione di comando si è di fatto tenuti ad obbedire agli ordini civili, anche se non piacciono. Se si dice che sono davvero ordini criminale, allora, si, li si può respingere, e mettersi nei guai con quel che segue. Ma qui si tratta solo dell’esecuzione degli ordini ricevuti; quindi dobbiamo risalire alle autorità civili e di qui alla cultura intellettuale generale, che giudica tutto questo giusto e legittimo. E ritorniamo alle università, ai giornali, ai centri del sistema dottrinale.

Penso che a colpire sia anche l’onesta schiettezza di quella dichiarazione.

E’ come andare in una fabbrica di armi, e scoprire che stanno fabbricando delle armi più nuove. E’ questo che ci si aspetta da loro. L’ordine per loro è “fai funzionare meglio questo cannone”, e loro lo fanno. Se sono onesti diranno “Si, è questo che facciamo, le autorità civili ci hanno chiesto questo”.

Ad un certo momento una persona deve chiedersi ”davvero voglio fare un cannone migliore?” E’ qui che sorge la questione di Norimberga. Ma non si può biasimare troppo severamente la gente per aver eseguito degli ordini, quando nella cultura non c’è niente che dica loro che in questo c’è qualcosa di sbagliato. Voglio dire che devi essere una specie di eroe morale per avvertirlo, per infrangere lo schema culturale e dire “quello che sto facendo è sbagliato”. Come chi diserta dall’esercito perché pensa che la guerra è sbagliata. Non è lì che va individuata la colpa, penso. Come a Norimberga. Come ho detto, lì non furono incriminate le SS che avevano gettato la gente nei forni. Avrebbero potuto essere processate altrove, ma non lì.

Ma nel caso della raccolta di lavoro di ricerca dell’ARO, per la progettazione di armi migliori, sono professori, studiosi, ricercatori, progettisti scientifici, ecc. che hanno la scelta di finalizzare un serio lavoro intellettuale e di essere utilizzati per questi obbiettivi, e che non agiscono necessariamente in seguito ad ordini diretti, ma per libera scelta.

E’ una libera scelta, ma non dimentichi che c’è una cultura intellettuale generale che non solleva obiezioni contro questo.

Prendiamo la guerra in Iraq. Ci sono intere biblioteche piene di dibattiti sulla guerra, che si chiedono “cosa dovremmo fare?”, e così via. Bene, cerchi da qualche parte una sola frase che dica che “condurre una guerra di aggressione è il sommo crimine internazionale, che si differenzia dagli altri crimini di guerra in quanto comprende anche tutto il male che ne consegue” (parafrasando da Norimberga). Cerchi questo da qualche parte. Certo, può trovarlo, ne ho scritto io, e ci saranno un’altra ventina di persone che ne hanno scritto in tutto il mondo. Ma fa parte della cultura intellettuale? Può trovarlo in un giornale o una rivista, nel Congresso, in qualche discorso pubblico, in qualcosa che faccia parte del comune scambio di conoscenze e idee? Gli studenti lo studiano a scuola? Ci sono dei corsi che insegnino agli studenti che “condurre una guerra di aggressione è il sommo crimine internazionale, che comprende anche tutto il male che ne consegue”?

Se, per esempio, la guerra settaria è un’orribile atrocità, chi ne è responsabile? Secondo i principi di Norimberga, Bush, Rumsfeld, Cheney, Wolfowitz, Rice; sono loro i responsabili della guerra settaria perché hanno compiuto il sommo crimine internazionale che comprende anche tutto il male che ne consegue. Provi a trovare qualcuno che affermi questo; non lo troverà, perché la nostra cultura intellettuale dominante accetta come legittimo che noi calpestiamo chiunque ci piaccia.

Prendiamo anche l’Iran. Entrambi i partiti e in pratica l’intera stampa accettano come legittimo, anzi onorevole affermare che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, presumibilmente anche quella nucleare, per citare Hillary Clinton, e molti altri. “Tutte le opzioni sono sul tavolo” significa che stiamo minacciando una guerra. Bene, c’è una cosa chiamata Carta dell’ONU che pone fuori legge “la minaccia o l’uso della forza” negli affari internazionali. Questo importa a qualcuno? A dire il vero, ho visto da qualche parte un commento di Ray Takeyh, uno specialista dell’Iran vicino al governo, che affermava che le minacce sono una grave violazione del diritto internazionale. Ma è una cosa così rara che quando la trovi è come trovare un ago in un pagliaio. Non fa parte della cultura; noi possiamo minacciare chiunque vogliamo e aggredire chiunque vogliamo. E quando uno cresce e agisce in una cultura di questo tipo, si, in un certo senso è colpevole, ma la responsabilità è molto più diffusa.

Un paio di giorni fa leggevo una recensione di un nuovo libro di Steven Miles, un medico e bioetico che si è letto 35.000 pagine di documenti avuti dalla Freedom of Information Act sulle torture ad Abu Graib; e la domanda che si poneva era ”cosa facevano i medici mentre accadevano quelle cose?”. Presenti alle torture c’erano medici, infermiere, studiosi del comportamento e altri che le organizzavano. Cosa facevano mentre le torture avevano luogo? Bene, legga le testimonianze nei dettagli e vedrà che le progettavano e le perfezionavano. Proprio come i medici nazisti.

Robert Jay Lifton ha fatto una ricerca profonda sui medici nazisti. Lui afferma che in un certo senso non sono quei singoli medici ad aver avuto la colpa principale, è stata una cultura ed una società che accettavano la tortura e le attività criminali come legittime. Lo stesso vale per le torture ad Abu Graib. Voglio dire, concentrarsi su quelle persone come se fossero della gente orribile è davvero un grave errore. Loro sono il prodotto di una cultura che considera tutto questo legittimo. Ci sono eccessi cui non si dovrebbe arrivare, ma la tortura negli interrogatori è considerata legittima.

Ora c’è un grosso dibattito su “chi è un nemico combattente?”, un grosso dibattito tecnico. Mettiamo di invadere un altro paese e di catturare qualcuno che sta difendendo il suo paese dalla nostra invasione: cosa significa chiamarlo “nemico combattente”? Se un paese invadesse gli Stati Uniti e lei fosse catturato mentre tira un sasso ad un soldato, sarebbe legittimo mandarla all’equivalente di Guantanamo, e poi dibattere se lei è un combattente “legittimo” o “illegittimo”? Tutta la discussione è, diciamo, da fantascienza. Ma, in una cultura che accetta che noi abbiamo la proprietà e il governo del mondo, è ragionevole. Ma, di nuovo, dovremmo risalire alle radici della cultura intellettuale e morale, non solo agli individui direttamente coinvolti.

Tornando a quello cui lei accennava prima, se agli studenti vengano insegnati dei principi morali, dove io insegno, all’Università dell’Arizona, si tengono dei corsi di bioetica, molto richiesti in effetti, per laureandi in materie scientifiche (anch’io ne ho tenuto uno, perché mi interessava). Affrontano più che altro gli scenari in termini di “terreni scivolosi”, e questioni ipotetiche entro circostanze determinate, ma nessuna relativa alle scienze sociali o umane. Pensa che ce ne dovrebbero essere, che sarebbe utile?

Se fossero corretti, si. Se fossero corretti parlerebbero di quello di cui stiamo parlando, studierebbero dei casi concreti. Non serve a niente pontificare su elevati principi, è facile, anche i medici nazisti potrebbero farlo. Diamo un’occhiata ai singoli casi e vediamo come si applicano quei principi, al Vietnam, a El Salvador, all’Iraq, alla Palestina, prendiamo i singoli casi e vediamo come i principi si applicano alle nostre azioni. Questo è di primaria importanza, ed è quello che viene meno discusso.

*Un’osservazione per finire. Sembrano esserci gravi distorsioni e difetti nella nostra società e nel nostro livello culturale. Secondo lei, come si potrebbe correggerli e fissare un livello culturale nel quale, ad esempio, la tortura non sia accettata? (In fondo anche la schiavitù e il lavoro infantile sono stati accettati per molto tempo, e ora non lo sono più.)

I suoi esempi danno una risposta alla sua domanda, la sola risposta che si conosca. Schiavitù e lavoro infantile non sono diventati inaccettabili per magia. Ci è voluto un duro, coraggioso, costante lavoro da parte di un sacco di gente. Lo stesso vale per la tortura, una volta era assolutamente di routine.

Se ricordo bene il celebre criminologo norvegese Nils Christie ha scritto che in Norvegia le prigioni hanno cominciato a proliferare all’inizio del XIX secolo. Prima non ce n’era molto bisogno, quando la pena per la rapina poteva consistere nel piantare un paletto nella mano dell’imputato. Oggi è il paese forse più civilizzato della terra.

C’è stata una codificazione graduale dei limiti alla tortura, che hanno avuto qualche effetto, anche se limitato, prima della regressione alla barbarie di Bush. L’opera di Alfred McCoy ripercorre quella brutta storia. Eppure c’è un miglioramento, e ce ne può essere ancora se abbastanza gente è disposta ad affrontare le stesse difficoltà che hanno portato ad un ripudio su larga scala della schiavitù e del lavoro infantile, ancora lontano dall’essere completo.

La prima parte di questa intervista si trova qui.

 

Documento originale   Responsibility and War Guilt

Traduzione di Bernardino Tolomei